VOCE
ECONOMIA
09.04.2026 - 20:00
Manca poco alla prima scadenza per l’obbligo di collegamento tra Pos e registratori di cassa, introdotto dalla Legge di Bilancio 2025 per rafforzare i controlli sui pagamenti elettronici e sugli scontrini digitali. Dal 2026 il sistema entra a pieno regime e impone agli esercenti un adeguamento rapido, pena multe salate e possibili sospensioni dell’attività.
Il nuovo meccanismo prevede un collegamento virtuale tra i dispositivi di pagamento elettronico e i registratori telematici. Non si tratta di un intervento fisico sugli strumenti, ma di un’associazione digitale che consente di far viaggiare insieme i dati delle transazioni e quelli dei corrispettivi. L’obiettivo è garantire una tracciabilità più efficace e offrire al Fisco un quadro più completo e immediato delle operazioni.
Il servizio per effettuare il collegamento è disponibile online nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate. Gli operatori possono accedere al portale dedicato e associare i propri dispositivi in pochi passaggi, anche tramite intermediari. Il sistema mette a disposizione l’elenco degli strumenti di pagamento già registrati, semplificando così la procedura.
La prima scadenza è fissata al 20 aprile 2026. Entro questa data dovranno mettersi in regola tutti coloro che utilizzavano strumenti di pagamento elettronico già attivi all’inizio dell’anno. Tempistiche diverse sono previste per i nuovi Pos, per i quali l’abbinamento dovrà avvenire nei mesi successivi alla loro attivazione, secondo finestre temporali ben definite.
Con l’avvicinarsi del termine, entrano in vigore anche le sanzioni. Per chi non si adegua o commette errori, sono previste multe che possono arrivare fino a 4.000 euro, accompagnate dal rischio di sospensione dell’attività. Le conseguenze non riguardano solo il mancato collegamento, ma anche l’invio tardivo o incompleto dei dati, così come eventuali informazioni non corrette.
Sul piano operativo, l’adeguamento non è privo di difficoltà. Molte attività sono chiamate a intervenire sui sistemi già in uso, tra aggiornamenti software, configurazioni tecniche e assistenza specializzata. Un passaggio che comporta costi e tempi aggiuntivi, soprattutto per le piccole imprese.
Le stime del settore indicano che la gestione di un registratore telematico tradizionale può superare i 600 euro l’anno, con investimenti iniziali che arrivano fino a 1.000 euro. A questi si sommano le complessità legate all’integrazione tra strumenti spesso separati, che richiedono un coordinamento sempre più rigoroso.
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