VOCE
rovigo
10.04.2026 - 07:17
I giudici del Tar hanno fermato il biogas di Sarzano. Accogliendo il ricorso presentato da un gruppo di cittadini contro il progetto dell’impianto presentato dall’azienda di Bolzano Apis Ro1, che aveva avuto il via libera dalla Regione, che l’antivigilia di Natale di due anni fa aveva concesso la “Autorizzazione unica alla costruzione ed esercizio di un impianto di produzione di biometano da 500 Smc/h in via Calatafimi, Rovigo”.
Proprio questo atto, firmato dal direttore dell’Area tutela e sicurezza del territorio della Regione Veneto, è stato annullato dai giudici del Tar.
Era in quell’unico documento pubblico che si chiariva che la previsione era di trattare 73.912 tonnellate di matrici in ingresso, delle quali 20mila, pari a 56 al giorno di liquame bovino, 15mila di letame, 1.000, pari a 3 al giorno di liquame suino, 11mila, cioè 31 al giorno di pollina di galline ovaiole e 5mila, pari a 14 al giorno di lettiere di polli e tacchini da carne. Accanto a questo scarti vegetali, di mais, grano, sorgo, ma anche bucce di patate, ben mille tonnellate l’anno, e mille di scarti di frutta. Con 184.931 tonnellate l’anno di digestato, delle quali 30.958 avviate a “spandimento agronomico”.
Il progetto prevedeva la sua realizzazione su terreni agricoli accessibili da via Calatafimi, attraversando “Ponte dei Munari”, sul Ceresolo e nuova strada privata tra lo scolo Commissaria e il Ceresolo. Proprio la viabilità di accesso è stato uno dei punti che, nelle tante assemblee che si sono tenute, è stato indicato come problematico.
Ma, l’opposizione dei cittadini, residenti a Sarzano ma anche a Mardimago, ma non solo, si è puntata soprattutto sull’impatto dell’impianto dal punto di vista di aggravamento delle condizioni ambientali, in particolare per la movimentazione di liquami in un’area a forte vocazione agricola, nonché per la svalutazione immobiliare. Proprio quando è stato presentato il ricorso, i cittadini hanno sottolineato: “Stiamo lottando affinché la nostra terra non venga svenduta al primo attore che desidera farne un business, ignorando i sacrifici di chi questa terra la vive, la coltiva e la protegge da generazioni. Abbiamo portato all’attenzione dei giudici ogni incongruenza, dalla vulnerabilità di strade, del ponte dei Munari, l’approvvigionamento idrico (25 milioni di litri d’acqua all’anno) alla tutela della salute pubblica, la vicinanza dell'impianto alle abitazioni e al nostro aglio Dop che verrebbe messo a repentaglio. Più di così, non si poteva fare. Finora le istituzioni locali e regionali sembrano aver ignorato le nostre preoccupazioni, dando priorità a progetti calati dall’alto”.
Il progetto sembrava molto lanciato, ma già dopo che il progetto dell’analogo impianto di produzione di biometano progettato da Ecoambiente, sempre a Sarzano, con l’incremento a 16 milioni della contribuzione Pnrr, è apparso come frenato. In realtà si attendeva anche il pronunciamento del Tar. Che ora è arrivato ed è stato di segno contrario ad Apis Ro1. L’azienda, probabilmente, impugnerà la sentenza, ma per ora il progetto è stato fermato.
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