VOCE
rovigo
11.04.2026 - 20:54
Il segnale di cessato allarme arriva alla 22.55: una trattativa ha ricondotto a più miti consigli - forse sarebbe il caso di dire alla ragione, sperando di non essere eccessivamente ottimisti - i cinque maggiorenni protagonisti primari della rivolta al carcere minorile di Rovigo, attivo da poche settimane. Sì, esatto: maggiorenni al carcere minorile. Non è un controsenso, dal momento che la normativa permette, sino ai 25 anni, di scontare le pene per reati commessi da minori nel carcere minorile.
Nel pomeriggio di oggi, sabato 11 aprile, qualcosa di molto simile a una sommossa è scoppiato in carcere. Protagonisti sarebbero stati - secondo le attuali ricostruzioni - inizialmente, tutti gli ospiti della struttura, una ventina circa. La maggior parte, poi, si sarebbe calmata. Non altrettanto i cinque. Si tratterebbe di due moldavi, un ucraino, un bulgaro e un italiano, tutti tra i 18 e i 24 anni. Sono riusciti a raggiungere il cortile della struttura ed è a questo punto che la vicenda, alla luce di un rischio di fuga, che sarebbe stata anche tentata, ha cessato di essere di competenza solo della polizia penitenziaria, interessando tutte le forze dell'ordine.
Sono accorsi gli uomini della Polizia di Stato, i carabinieri e la polizia locale. A coordinare la situazione, incandescente, sono arrivati i vertici della questura: il vicequestore Matteo Berna Nasca e il commissario capo Alessandro Coltro. Inoltre, sono giunti anche rinforzi della penitenziaria dalla casa circondariale di Sarzano, con dotazioni anti sommossa. Nel frattempo, all'interno, il circo e il caos: urla, minacce, prese in giro, sfide lanciate alla città - "Avete voluto il carcere nuovo, adesso non dormiamo noi e non dormite voi" - cori da stadio e il rumore di finestre, mobili e suppellettili che venivano sfasciati.
La scelta operativa della penitenziaria è stata quella di tentare, prima di una azione di forza, verosimilmente con il supporto anche di reparti da fare affluire da fuori provincia, una trattativa, che ha dato i suoi frutti poco prima delle 23. Anche i cinque hanno fatto rientro nelle celle e l'emergenza si è potuta dire conclusa.
Restano, però, sul campo, ora, numerose domande e perplessità. Di certo, appare fortemente ridimensionato l'ottimismo col quale, al momento dell'inaugurazione, la presenza del minorile in pieno centro veniva descritta come una sorta di "valore aggiunto" per la città, sicuramente qualcosa di positivo e da salutare con soddisfazione. Così come sorgono interrogativi sulla effettiva adeguatezza della dotazione del personale all'interno della struttura a evitare il ripetersi di episodi simili. Allo stesso modo, inevitabilmente, viene spontaneo chiedersi quale effetto potrebbero avere fatti analoghi, nel medio lungo periodo, sul valore degli immobili in zona. Non si può pensare che trovarsi con le strade che circondano il minorile presidiate e chiuse, il sabato sera, alla luce di una rivolta in carcere, con tentativo di fuga dei giovani detenuti, non abbia un impatto, anche su questo versante.
La sensazione, insomma, è che nel prossimo Comitato per l'Ordine e la sicurezza pubblica, in Prefettura, le gatte da pelare saranno più d'una, grosse e arrabbiate. Intanto, non manca chi dice - la ripetizione è voluta - "Ve l'avevamo detto". "I giovani adulti, persone che hanno 24 anni, non devono essere inseriti all' interno dei carceri minorili - dichiara Giampietro Pegoraro, sindacalista della polizia penitenziaria della Cgil - Noi come Cgil abbiamo sempre sostenuto che il carcere minorile in centro a Rovigo è pericoloso proprio perché al suo interno ci sono detenuti giovani adulti e che avrebbero causato non pochi guai e messo a rischio la sicurezza di chi abita vicino al carcere".
Sia come sia, a inizio primo tempo il risultato appare chiaro: vantaggi della presenza del minorile in pieno centro a Rovigo per ora non chiariti. Svantaggi, chiariti. Poi, si vedrà.
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