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Giovane barman muore nello schianto in moto

Il 24enne in sella alla sua Kawasaki è uscito di strada scendendo dal Passo San Pellegrino

San Pellegrino, un rettilineo di luce e un istante buio: la curva che ha spezzato la vita di un ventiquattrenne

Un sabato limpido in quota, tre motociclette che scendono verso valle, poi l’“uscita di scena” che nessuno si aspetta: cronaca, domande e contesto di una tragedia sulla SS 346 tra Trentino e Veneto

Il rombo delle moto aveva riempito la discesa dal Passo San Pellegrino in un pomeriggio di sole, di quelli che segnano l’inizio della stagione sulle Dolomiti. Poi, all’improvviso, il silenzio. Pietro Serafin, 24 anni, di Mestre, ha perso la vita sabato 11 aprile lungo la strada statale 346, in località Zingari, nel territorio di Soraga di Fassa, sul versante trentino a pochi metri dal confine con il Veneto. Era in sella alla sua Kawasaki Z900 e stava rientrando a valle insieme ad alcuni amici, quando qualcosa è andato storto.

Secondo una prima ricostruzione, il giovane avrebbe perso il controllo della moto durante la discesa. La due ruote è finita fuori dalla carreggiata, su un tratto di sterrato laterale, per poi ribaltarsi violentemente. Un’uscita di strada che non gli ha lasciato scampo. L’impatto è stato devastante e al 24enne sono stati fatali i gravissimi traumi riportati.

L’allarme è scattato poco prima delle 16.50. Sul posto sono arrivati in pochi minuti i vigili del fuoco di Moena, la Polizia Locale della Val di Fassa e i sanitari, intervenuti anche con l’elicottero. I soccorritori hanno tentato a lungo di rianimarlo, ma ogni sforzo si è rivelato inutile. Pietro Serafin è morto lì, sull’asfalto e ai margini del bosco, lungo una strada conosciuta e frequentata da molti motociclisti.

Le circostanze esatte dell’incidente sono adesso al vaglio degli agenti della Polizia Locale, che hanno effettuato i rilievi per chiarire la dinamica. Resta da capire che cosa abbia provocato la perdita di controllo: se un errore di traiettoria, un’insidia dell’asfalto o un altro fattore emerso solo in seguito agli accertamenti tecnici. Tra le ipotesi raccolte nelle prime ore ci sarebbe anche un possibile urto contro un albero dopo l’uscita di strada, ma sarà l’indagine a definire con precisione la sequenza dei fatti.

Con lui, secondo quanto emerso, c’erano altri motociclisti, impegnati nella stessa escursione tra i passi dolomitici. Una giornata iniziata come tante, con la strada asciutta, il cielo limpido e la voglia di rimettersi in sella dopo l’inverno, si è trasformata in tragedia nel giro di pochi secondi.

La morte di Pietro Serafin è la prima tragedia motociclistica della stagione 2026 sulle strade dolomitiche. Un bilancio che si apre nel modo peggiore, su un tratto di montagna amato dai centauri ma noto anche per la sua pericolosità: curve in successione, margini ridotti, bosco a ridosso della carreggiata e errori che, su una due ruote, possono diventare irreparabili.

La notizia ha raggiunto in serata Mestre, dove il giovane viveva con la famiglia, nel quartiere della Gazzera. Ai genitori è toccato il compito più duro: quello di fare i conti con una telefonata arrivata da lontano, da una strada di montagna dove una passione si è spezzata in un pomeriggio di primavera.

Ora restano il dolore, gli accertamenti e una curva diventata improvvisamente un confine tra il prima e il dopo. Un altro nome che si aggiunge alla cronaca delle strade, un’altra giovane vita spezzata troppo presto. Pietro Serafin aveva 24 anni.

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