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PANDORO GATE

Ferragni, caso chiuso

Inganno riconosciuto, processo escluso

Ferragni, caso chiuso

La vicenda del cosiddetto Pandoro Gate si chiude con il proscioglimento di Chiara Ferragni, nonostante il riconoscimento di una comunicazione pubblicitaria ritenuta ingannevole. A tre mesi dalla decisione, emergono le motivazioni del giudice Ilio Mannucci Pacini, che chiariscono i limiti giuridici dell’inchiesta e l’impossibilità di procedere oltre sul piano penale.

Secondo il tribunale, la natura decettiva dei messaggi promozionali legati al pandoro “Pink Christmas” e alle uova di Pasqua è stata accertata, in linea con quanto già indicato dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Tuttavia, viene meno l’elemento decisivo per sostenere l’accusa di truffa aggravata: la cosiddetta minorata difesa dei consumatori. Senza questa aggravante, il procedimento non può proseguire.

Il giudice sottolinea come la diffusione dei messaggi attraverso i social non rappresenti un caso isolato nella storia della comunicazione di massa, richiamando il ruolo già svolto dalla televisione nel raggiungere ampie platee. In assenza di prove concrete sulla vulnerabilità degli acquirenti o sulla loro adesione acritica ai contenuti dell’influencer, cade uno dei presupposti fondamentali dell’impianto accusatorio.

Rilevante anche il profilo formale della comunicazione: nei contenuti pubblicati sui social era presente l’indicazione di collaborazione commerciale, elemento previsto dalla normativa per garantire trasparenza nei rapporti tra influencer e brand. Un dettaglio che, secondo il tribunale, contribuisce a escludere un affidamento incondizionato da parte del pubblico.

Sul piano economico, restano le conseguenze già affrontate dagli imputati, tra cui sanzioni e risarcimenti, che hanno portato anche alla revoca delle querele da parte delle associazioni coinvolte. 

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