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Auto elettriche, svolta del range extender

La tecnologia che promette di superare i dubbi e rilanciare il mercato

Auto elettriche, svolta del range extender

Nel pieno di un clima politico incerto e di una transizione energetica ancora incompleta, l’industria automobilistica europea torna a guardare a una soluzione intermedia capace di ridurre le resistenze verso l’elettrico. Si chiama range extender ed è una tecnologia che, pur rimanendo poco diffusa, sta guadagnando attenzione come possibile leva per convincere anche i consumatori più diffidenti.

Si tratta di un sistema che affianca al motore elettrico un piccolo propulsore a combustione interna, attivato automaticamente quando la batteria scende sotto una soglia critica. Questo motore non trasmette trazione alle ruote, ma produce energia per alimentare il sistema elettrico, trasformando di fatto l’auto in un veicolo elettrico dotato di generatore di emergenza. Una soluzione pensata per ridurre l’ansia da autonomia e rendere più gestibili i viaggi lunghi o le situazioni in cui la ricarica non è immediatamente disponibile.

In Europa, diversi grandi gruppi stanno valutando l’adozione di questa tecnologia come passaggio graduale verso l’elettrico puro. Tra questi, Renault, Volkswagen e BMW studiano piattaforme capaci di integrare versioni con autonomia estesa accanto a modelli completamente elettrici. L’obiettivo è ampliare il bacino di utenza e accelerare l’adozione, puntando su percorrenze dichiarate che possono arrivare fino a 1.400 chilometri.

Anche il gruppo Stellantis ha avviato una strategia simile, concentrandosi soprattutto sul mercato nordamericano e su segmenti ad alta domanda come suv e pick-up. Il debutto di nuovi modelli dotati di estensore di autonomia viene letto come un segnale chiaro: il settore cerca soluzioni flessibili per affrontare una fase di transizione ancora incerta.

Dietro questa scelta si intravede anche una logica industriale. I veicoli con range extender continuano infatti a richiedere un motore termico, ambito in cui l’Europa conserva un vantaggio storico rispetto ai concorrenti asiatici. Nonostante ciò, è la Cina a dominare attualmente questo segmento, con una diffusione significativamente superiore rispetto al resto del mondo.

Sul piano normativo, la tecnologia ha ottenuto il via libera della Commissione europea, che la include tra le opzioni compatibili con gli obiettivi fissati oltre il 2035. Una decisione che lascia spazio a interpretazioni divergenti. Alcune organizzazioni ambientaliste, come Transport & Environment, mettono in dubbio l’efficacia di questa soluzione, ritenendola un compromesso costoso e potenzialmente controproducente se dovesse rallentare la diffusione delle auto completamente elettriche.

Resta quindi aperto il nodo del futuro. Il range extender si propone come risposta immediata alle criticità attuali, ma rischia di avere un orizzonte limitato. Con l’evoluzione delle batterie e il miglioramento delle infrastrutture di ricarica, la necessità di un doppio sistema di alimentazione potrebbe progressivamente venire meno, relegando questa tecnologia a un ruolo transitorio nella corsa verso la mobilità a zero emissioni.

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