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SANITA’

I “medici Cup”? “La vedo dura”

Il presidente dell’Ordine dei medici Noce: “Progetto attuabile solo nelle medicine integrate”

I “medici Cup”? “La vedo dura”

C’è da una parte l’intenzione di semplificare la vita ai pazienti, che dall’ambulatorio del medico di base “escono già con la data e l’ora della visita specialistica senza passare dal Cup”, come promette l’assessore alla Sanità Gino Gerosa, dall’altra quella di raggiungere l’appropriatezza della prescrizione, ovvero delegare al medico di famiglia la necessità di eseguire o meno certi esami.

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L’assessore Gerosa ha annunciato con entusiasmo la rivoluzione nella medicina di base, o - se vogliamo - l’ulteriore incombenza, ma molti professionisti che arrivano ad avere anche 1.800 pazienti a carico, si mettono le mani ai capelli.

Secondo Francesco Noce, presidente dell’Ordine dei medici e chirurghi di Rovigo e del Veneto, “la proposta dell’assessore Gerosa - stimato cardiochirurgo e figura di grande competenza - è di estrema utilità per il cittadino e in alcune medicine di gruppo integrate della nostra provincia questo avviene già. Si tratta di un percorso iniziato con un accordo regionale del 2015, che prevedeva la concentrazione dei medici in sedi uniche dotate di segreteria e personale infermieristico”.

Ricorda ancora Noce: “Quel progetto, che avrebbe dovuto completarsi entro il 2017, si è però arenato, impedendo la creazione della più bella medicina del territorio possibile”.

In teoria si semplifica la vita al cittadino, ma in pratica, anche per Noce il progetto è attuabile solo se gli ambulatori si doteranno di personale e segreterie, con costi aggiuntivi. “Una casa di comunità dovrebbe essere aperta 24 ore su 24, per 7 giorni su 7 - aggiunge il presidente dei medici -  mancherà il personale. Bisognerà vedere quali infermieri se ci saranno, visto che non mi risulta che ce ne siano a sufficienza, a parte il fatto che la nostra azienda sanitaria ne assumerà 85, ma anche i medici di medicina generale non ce ne sono. I nostri medici arrivano ad assistere duemila pazienti, stanno impazzendo anche per tutta la burocrazia che c'è. La proposta sarebbe fattibile solo se gli studi medici di medicina generale fossero dotati di personale, e anche di attrezzature di diagnostica di primo livello. Allora quello che il professore Gerosa vede nel futuro sarebbe certamente attuabile, con grande soddisfazione anche degli assistiti. Però, attualmente, se non si fa questo passo di dotare del personale e gli strumenti adeguati e sgravare i clinici degli aspetti amministrativi, è difficile poter arrivare in tempi brevi, la vedo dura”.

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