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veneto
22.04.2026 - 09:09
Una causa civile avviata nel 2020 e ancora aperta, nonostante la morte della parte attrice, di fronte al Tribunale di Belluno. È la vicenda che vede al centro una donazione di beni e denaro per un valore complessivo di circa 245mila euro, oggetto di un contenzioso tra una madre e il figlio.
La donna, residente nel Bellunese e ormai in età avanzata, aveva promosso l’azione legale davanti al Tribunale di Belluno chiedendo la revoca per ingratitudine di alcune donazioni immobiliari effettuate in favore del figlio insieme al marito. Alla base della richiesta, secondo quanto riportato negli atti, comportamenti ritenuti offensivi e non più tollerabili.
Oltre alla restituzione dei beni, la donna aveva chiesto anche la condanna del figlio alla restituzione di 245mila euro, somma derivante dalla vendita di un immobile situato a Padova e incassata dallo stesso. Il convenuto si era opposto, sostenendo l’insussistenza dei presupposti per la revoca e il diritto a trattenere le somme percepite.
Il Tribunale di Belluno aveva respinto le eccezioni preliminari sollevate dalla difesa del figlio, proseguendo nell’esame della causa. Successivamente, la Corte d’Appello di Venezia aveva confermato il pronunciamento di primo grado. A quel punto, l’uomo ha presentato ricorso in Cassazione, segnalando anche che la madre era deceduta dopo la precisazione delle conclusioni e prima della pubblicazione della sentenza d’appello. Il ricorso è stato ritenuto ammissibile.
La Suprema Corte ha disposto il rinvio alla Corte d’Appello, evidenziando la necessità di un nuovo esame nel merito dei fatti e delle prove. In particolare, i giudici hanno richiamato il principio secondo cui, in presenza di più comportamenti offensivi, il termine per la revoca per ingratitudine decorre dal momento in cui tali atti raggiungono un livello non più tollerabile.
La causa tornerà quindi davanti ai giudici veneziani, in diversa composizione, per una nuova valutazione. Non è stata ancora fissata la data dell’udienza.
Nonostante il decesso della donna, avvenuto circa tre anni fa, il procedimento prosegue tramite il suo amministratore di sostegno e legale, che continuerà a rappresentarne le ragioni in sede giudiziaria.
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