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Il granchio blu diventa premium

Presentato a Barcellona grazie alla sinergia con Taprobane Seafoods e Granchio Blu Trading Srl

Il granchio blu diventa premium

La sfida all'invasione del granchio blu entra in una nuova fase. Nel Delta del Po, quello che per anni è stato un problema comincia a trasformarsi in opportunità e si affaccia ai mercati internazionali con un nuovo prodotto: il granchio blu in scatola.

L'annuncio arriva dal Seafood Expo Global di Barcellona, il più importante evento mondiale del settore ittico, dove in questi giorni il Consorzio Cooperative Pescatori di Scardovari rappresenta il territorio polesano, con i suoi prodotti d'eccellenza, insieme ai partner internazionali di Granchio Blu Trading Srl e al gruppo srilankese Taprobane Seafoods. A presentare la novità sono stati il presidente del consorzio Paolo Mancin e Tim O'Reilly, amministratore delegato di Taprobane, una delle realtà più strutturate del settore ittico globale. O'Reilly, con oltre 25 anni di esperienza, è tra i fondatori dello Sri Lankan Blue Swimming Crab Fishery Improvement Project, l'unico progetto in Asia dedicato al miglioramento della pesca del granchio blu ad aver ottenuto una certificazione ecologica.

Un profilo che racconta non solo la solidità industriale del partner internazionale, ma anche il livello della sfida che oggi coinvolge il Delta del Po. Il nuovo prodotto (carne di granchio blu lavorata e confezionata) segna l'esito di un percorso iniziato nel pieno dell'emergenza, quando il crostaceo invasivo stava mettendo in ginocchio la molluschicoltura locale. Oggi quello stesso animale si presenta come prodotto "premium", come riportato sulla confezione, tracciabile e sostenibile, pronto a trovare spazio nei circuiti internazionali. In questo scenario si inserisce il ruolo di Granchio Blu Trading Srl, nata dalla collaborazione tra il Consorzio di Scardovari, Taprobane Seafoods e Atman Holdings. La società rappresenta uno degli strumenti attraverso cui il pescato locale viene valorizzato e avviato verso i mercati esteri, mettendo in relazione il lavoro dei pescatori del Delta con il know-how industriale e commerciale del gruppo srilankese.

Un passaggio chiave, perché trasforma i quintali di granchi raccolti nelle lagune da costo di smaltimento a materia prima con valore economico. La presentazione a Barcellona, nella cornice di un evento che riunisce oltre novanta aziende italiane sotto il coordinamento del Ministero dell'Agricoltura, conferma che il modello sviluppato nel Delta del Po sta entrando in una fase nuova. Se fino a pochi mesi fa l'obiettivo era contenere un'invasione, oggi la sfida è costruire una filiera stabile, capace di garantire continuità al lavoro dei pescatori e generare reddito. Non è però solo una questione economica, ma un cambio di prospettiva. Il granchio blu, ormai è evidente, non scomparirà dalle nostre lagune. Non si può eliminare, ma si può gestire e, soprattutto, valorizzare. È questa la vera svolta: passare da una logica di difesa a una logica di sistema, in cui pesca, trasformazione e mercato diventano parte di un unico disegno. Il percorso non è stato semplice. Per lungo tempo parlare di valorizzazione del granchio blu ha significato andare controcorrente. In un territorio segnato da perdite economiche pesantissime e da profondi cambiamenti sociali, l'idea che potesse diventare una risorsa è stata accolta con diffidenza. Oggi, però, questa nuova frontiera della lavorazione racconta una storia che il Delta conosce bene: quella di un territorio che non si lascia piegare, ma trova sempre il modo di reinventarsi.

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