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Imprenditore anonimo paga l'hotel ai migranti senzatetto

I parroci: "Molti hanno lavoro, ma non posso permettersi una casa"

Imprenditore anonimo paga l'hotel ai migranti senzatetto

Dopo due notti trascorse all’aperto accanto al municipio, gli undici cittadini pakistani sgomberati dal park Dal Negro a Treviso avevano spostato ieri mattina il loro presidio sotto i portici della chiesa di Santa Lucia, in piazza San Vito. Una scelta condivisa con i parroci don Giovanni Kirschner e don Francesco Filiputti, con l’obiettivo di rendere visibile la loro situazione nel centro cittadino.

La svolta è arrivata poco dopo mezzogiorno. Un imprenditore trevigiano, che ha chiesto di restare anonimo, ha deciso di sostenere le spese per una settimana di permanenza in albergo per tutti i migranti. L’iniziativa è stata mediata da Mirella Tuzzato, referente dell’associazione “Veneti schiacciati dalla crisi”.

"L’imprenditore mi ha contattata in mattinata manifestando la volontà di coprire i costi per offrire una sistemazione temporanea", ha spiegato Tuzzato. Dopo un primo pasto, il gruppo ha raggiunto il banco solidale al Sant’Artemio per recuperare abiti e sistemare gli effetti personali, prima di essere distribuito in diverse strutture alberghiere della zona.

L’intervento non ha coinvolto direttamente né il Comune né la diocesi e si è sviluppato come iniziativa privata. La sistemazione rappresenta una soluzione temporanea che consente di alleggerire una situazione che aveva attirato l’attenzione nelle ultime ore.

Resta però aperto il tema dell’accoglienza. I tempi per l’accesso ai centri destinati ai richiedenti asilo possono protrarsi per mesi, mentre chi esce dai percorsi istituzionali si trova spesso senza una sistemazione stabile.

"Avere un lavoro non significa automaticamente avere una casa", ha osservato don Giovanni Kirschner, sottolineando la necessità di un impegno condiviso tra istituzioni, associazioni e realtà economiche.

Sul tema interviene anche il mondo imprenditoriale. Giorgio De Nardi, fondatore di Aton e consigliere comunale di opposizione, evidenzia come nelle aziende locali sia già presente una significativa componente internazionale. "Il lavoro non manca, ma il problema riguarda soprattutto l’accesso a soluzioni abitative sostenibili", ha spiegato.

La vicenda riporta al centro la questione dell’integrazione tra lavoro e alloggio, considerata uno dei principali nodi da affrontare per garantire percorsi di inclusione duraturi.

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