VOCE
Unioncamere
22.04.2026 - 21:00
Ogni giorno, il Polesine, perde tre aziende. E’, infatti, in negativo di 255 il bilancio della natalità e mortalità delle imprese in provincia di Rovigo nel primo trimestre dell’anno, prodotto dalla differenza fra le aziende aperte, 348, mai così poche negli ultimi 10 anni, e quelle che invece sono chiuse, 603, quasi il doppio. Il totale scende quindi a 23.800. Delle quali attive solo 21.369.
Tutto questo mentre, a livello nazionale, invece, la tendenza è opposta, anche se oltre la metà delle province italiane, 65, ha il segno meno. In percentuale, però, nessuno cala come Rovigo, perché il dato trimestrale è di una flessione del numero di imprese del -1,06%, la seconda provincia per flessione, Isernia, perde solo il -0,63%, quasi la metà. Ancor più forte, il -1,21%, il calo se si guarda alle sole imprese artigiane, che scendono a 5.314 con una perdita di 65 realtà.
Purtroppo, a rendere più pesante il dato, il fatto che sia tristemente in continuità con quello che è stato l’andamento, negativo, nel corso del 2025, con Rovigo prima per imprese perse nel corso dell’anno, sia in valore assoluto, con un bilancio in negativo di 305 aziende, sia in percentuale, con il -1,24%. E nel 2024 era andata perfino peggio, con -350 aziende perse e il -1,39%.
Il calo dei primi tre mesi del 2026, però, è davvero impressionante, più di 2,8 aziende scomparse al giorno. Se la media restasse questa, vorrebbe dire un tracollo di oltre mille aziende. Sicuramente non sarà così, perché l’inizio anno è sempre più negativo, ma il dato è pesantissimo.
Anche perché, invece, la media italiana è di segno positivo, seppur di pochissimo: appena lo 0,01%. Ma è comunque un segnale di vitalità, in una congiuntura non favorevole, che viene salutato con favore anche da Unioncamere nel commentare l’analisi Movimprese sul registro imprese delle Camere di commercio: “Il sistema imprenditoriale italiano apre il 2026 con un segnale di vitalità inatteso: sono 690 le imprese in più tra gennaio e marzo, frutto della differenza tra 105.051 iscrizioni e 104.361 cessazioni. Un risultato in controtendenza considerando che il primo trimestre è storicamente penalizzato dal consolidamento delle chiusure maturate a fine anno. L'unico precedente dell'ultimo decennio risale al 2021, ma in un contesto eccezionale, distorto dalle dinamiche pandemiche. Il saldo di oggi nasce invece in condizioni ordinarie e, in particolare, come frutto di una significativa contrazione delle chiusure, a fronte della stabilità delle aperture rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il tasso di crescita trimestrale si attesta così a +0,01%, in miglioramento rispetto allo stesso periodo sia del 2025 (-0,05%) che del 2024 (-0,18%). Al 31 marzo, lo stock complessivo delle imprese registrate in Italia ha raggiunto 5.811.877 unità”.
Va detto, però, che anche il Veneto nel suo complesso si presenta in negativo, con -1.402 imprese perse nel trimestre ed un calo percentuale del -0,31% sul totale delle imprese, pari a 453.230. La miglior performance è quella di Venezia, con 57 aziende perse e il -0,08%, poi Padova con -145 e il -0,16%, Verona con -164 e il -0,18%, Belluno con -49 e il -0,36%, Vicenza con -339 e il -0,43%, infine Treviso, il penultimo davanti a Rovigo, con 393 aziende perse e il -0,48%. Male, ma non malissimo come a Rovigo.
Per quanto riguarda i settori, Unioncamere evidenzia “il progressivo spostamento dell’economia italiana verso i servizi: le migliori performance si registrano nelle attività finanziarie e assicurative (+2.301 imprese, +1,55%) e nelle attività professionali, scientifiche e tecniche (+3.168 unità, +1,25%). Crescono anche le attività immobiliari (+1.836, +0,56%) e le attività di supporto operativo alle imprese (+1.243, +0,54%). Sul fronte opposto, i comparti più tradizionali continuano a faticare: il commercio cede 9.617 unità (-0,77%), l'agricoltura perde 6.141 imprese (-0,91%) e la manifattura si contrae di 2.517 unità (-0,52%). Da segnalare il forte dinamismo percentuale nel settore della fornitura di energia elettrica, gas e vapore (+1,70%)”.
Secondo il il presidente di Unioncamere Andrea Prete, “il risultato del bilancio trimestrale riflette il clima di attesa delle imprese, che, in una situazione di incertezza diffusa, prima di compiere una scelta definitiva, aspettano di capire l’evoluzione del contesto”.
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