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Imprese in picchiata, “troppi rischi”

Il presidente di Camera di Commercio Massimo Zanon: “Chiudono le partite Iva per il posto sicuro”

Imprese in picchiata, “troppi rischi”

I numeri raccontano una realtà imprenditoriale complessa, a tratti allarmante per la provincia di Rovigo. Nel primo trimestre dell’anno in corso, il bilancio tra le aziende che nascono e quelle che chiudono è in negativo di 255 unità e il Polesine registra tra le peggiori performance in Italia. Significa che in media muoiono ben tre imprese al giorno e questo incide sicuramente sulla salute dell’economia della provincia e sulla possibilità di trovare lavoro.

“Il saldo negativo che emerge dai dati camerali non è una semplice fluttuazione, ma il segno di un cambiamento profondo - commenta il presidene della Camera di Commercio di Venezia e Rovigo Massimo Zanon - Le cessazioni superano sistematicamente le nuove iscrizioni. Ci troviamo di fronte a una situazione economica, sia italiana che europea, in cui tenere aperta un’azienda è diventato estremamente oneroso e rischioso portando molte realtà verso una fragilità strutturale”.

Continua il presidente: “Oggi assistiamo a un vero cambiamento epocale nel concetto di rischio d'impresa. Molti piccoli imprenditori scelgono di abbandonare la Partita Iva, schiacciati dai troppi oneri e dall'incertezza legata ai pagamenti che arrivano spesso in ritardo o che non arrivano mai. L'idea del ‘padroncino’ sta svanendo in favore del lavoro dipendente: l'operaio specializzato preferisce la sicurezza dello stipendio garantito ai rischi dell’autonomia”. Quello che emerge, anche a livello polesano, è la fuga verso imprese più strutturate, che tornano a dominare.

Questo è uno dei fenomeni evidenti anche a Rovigo, dove professionisti che prima lavoravano in conto terzi, come i falegnami, gli idraulici o le ferramenta, oggi accettano volentieri offerte da parte di imprese più grandi e strutturate.

C’è poi il settore del commercio che è in sofferenza e i dati camerali lo evidenziano. “Questa dinamica genera una vera e propria ‘serranda sociale’ - così la chiama Zanon, che spiega - Quando una micro-impresa chiude, che sia un fornaio, un ciabattino o un fioraio, difficilmente viene sostituita. Nei piccoli comuni o nelle frazioni periferiche, la scomparsa di questi servizi minimi, messi all'angolo dalla concorrenza della grande distribuzione e in minor grado dall’e-commerce, trasforma i centri abitati. Se in una frazione di poche centinaia di abitanti chiude l’ultimo bar, viene a mancare l'ultimo presidio di socialità e servizio”.

La fotografia del territorio nazionale, e Rovigo non fa eccezione - mostra un Paese che sta perdendo i suoi storici negozi di vicinato. “Fare impresa oggi è più difficile rispetto a un tempo - lo dice anche in qualità di imprenditore Zanon, che vanta anni di lavoro nel settore alberghiero e del commercio - perché, nonostante il supporto delle tecnologie, sono aumentate le complicazioni fiscali, normative ed economiche”.

L’esempio non è preso a caso, in un periodo di crisi globale come quello provocato dalla guerra in Iran: “Un rincaro improvviso del gasolio può mettere in crisi un’attività, tuttavia, noi siamo ottimisti e l’ottimismo nasce dalla capacità di guardare avanti e di adattarsi a nuovi parametri di mercato”.

Cosa ci dobbiamo aspettare in futuro? “Il futuro dell'imprenditoria appartiene a chi sa interpretare i ‘nuovi mestieri’ - risponde senza tentennamenti il presidente Zanon - che oggi esercitano un forte appeal sui giovani. Le nuove iscrizioni si concentrano su startup digitali, logistica e di servizi innovativi, spesso legati alla gestione fisica e sistemica del territorio, come - faccio un esempio - la manutenzione del verde”.

Il mondo della formazione e universitario si sta adeguando a questo nuovo modo di fare impresa? “Deve rimanere al passo con questa velocità. Rispetto al passato, quando l'impresa nasceva da una volontà ferrea e da un obiettivo chiaro, oggi quel ‘fuoco’ sembra a volte più flebile. E’ necessario che il sistema della formazione migliori per trasmettere la grinta necessaria a chi, oggi, deve raccogliere il testimone di chi chiude dopo cinquant'anni di attività. E lo deve necessariamente fare in modo completamente diverso”.

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