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Rovigo fa strada con il “Km zero”

Salvan: “Visione pionieristica della legge del 2001, svolta per agricoltori e stili di vita”

Rovigo fa strada con il “Km zero”

Tra il 2022 e il 2024 la provincia di Rovigo è seconda solo a Padova per incremento dei farmers markets, il +20%, dopo il +67% di Padova. E’ quello che emerge dall’analisi pubblicata dall’Osservatorio economico di Veneto Agricoltura, che ha preso in esame il fenomeno della vendita diretta da parte degli agricoltori e i suoi vari canali, con particolare attenzione al fenomeno dei farmers markets. Un fenomeno che, si rimarca “continua a crescere in Veneto, con numeri che confermano il ruolo strategico della vendita diretta per il futuro dell’agricoltura regionale: la vendita diretta coinvolge più di 7mila aziende (quasi il 15% del totale), eterogenee per dimensione economica e offerta proposta (primeggiano gli ortaggi, seguiti da vino e frutta), e si avvale di diversi canali di distribuzione”. E i farmers markets “emergono come i più dinamici e in ascesa”.

Nel 2024 la Regione Veneto ha rilevato 122 mercati degli agricoltori attivi, in crescita del 14% sul 2022 e addirittura di oltre il 170% nell’ultimo quindicennio. Dal 2009, quando erano solo 44, i farmers markets sono cresciuti costantemente di anno in anno.

Numeri che fanno gongolare Coldiretti, che parla di “un risultato che affonda le radici nella visione pionieristica della Regione, prima in Italia ad adottare la legge sul cosiddetto ‘Km Zero’, aprendo la strada alla filiera corta e ai mercati di Campagna Amica, oggi modello diffuso a livello nazionale ed europeo”.

La legge in questione è stata approvata il 18 maggio 2001 e a breve saranno 25 anni dalla sua promulgazione. Come rimarca il presidente di Coldiretti Veneto e Rovigo, Carlo Salvan “una norma fortemente voluta dalla Coldiretti e proposta dall’allora ministro dell’Agricoltura Alfonso Pecoraro Scanio che dalla sua emanazione ha rivoluzionato l’agricoltura allargandone i confini dell’attività con nuove e creative opportunità imprenditoriali e professionali che hanno salvato oltre cinquantamila aziende agricole. Una sfida, contrastata da più parti allora e criticata dai nostri detrattori che ci bollavano come folli, mentre eravamo solo come spesso accaduto visionari anticipatori dei tempi. Ora invece tutti parlano di un’autentica svolta per il lavoro in campagna che oltre alla produzione ha introdotto la trasformazione dei prodotti fino alla vendita diretta, alle fattorie didattiche agli agriasilo, ma anche alle attività ricreative, come l’agricoltura sociale per l’inserimento di disabili, detenuti e tossicodipendenti, la sistemazione di parchi, giardini e strade, fino all’agribenessere, alla cura del paesaggio e alla produzione di energie rinnovabili, compresi gli agriturismi che hanno reso l’Italia un punto di riferimento del turismo globale”.

Per Salvan si tratta di “un vero e proprio spartiacque del nuovo modo di fare agricoltura. I mercati di Campagna Amica non sono solo luoghi di acquisto, ma presidi di socialità, educazione alimentare e valorizzazione del territorio. Hanno cambiato gli stili di vita, riportando al centro stagionalità, qualità e origine dei prodotti. Un modello che continua a crescere e a generare valore economico, ambientale e sociale”.

A trainare il successo, si legge nell’analisi di Veneto Agricoltura, “è soprattutto il rapporto diretto tra produttore e consumatore” e “frutta e verdura restano i prodotti più richiesti”.

Accanto al commercio di prossimità nelle piazze e nei mercati coperti, si confermano rilevanti anche gli spacci aziendali, utilizzati da circa il 30% delle imprese agricole venete attive nella vendita diretta, mentre l’e-commerce agroalimentare, pur in crescita, rappresenta ancora un canale complementare.

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