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Medici in servizio oltre i 70 anni, scoppia il caso

Zaia attacca: “Obiettivo tradito, così è una beffa”

Medici in servizio oltre i 70 anni, scoppia il caso

Doveva essere una misura per trattenere i medici in corsia fino ai 72 anni, ma la norma finita nel decreto Milleproroghe rischia di trasformarsi in un cortocircuito legislativo. Il limite reale, secondo quanto emerso, si fermerebbe a 70 anni e 10 mesi, vanificando di fatto l'obiettivo dichiarato.

A sollevare la polemica è Luca Zaia, che definisce il provvedimento una vera e propria “beffa”. Il presidente del Veneto ricorda il senso della proposta originaria, nata per contrastare la carenza di personale sanitario e permettere alle strutture pubbliche di trattenere professionisti esperti su base volontaria. Ma, sottolinea, la formulazione attuale rende il traguardo di fatto irraggiungibile. Il meccanismo della norma prevede infatti la possibilità di permanenza in servizio solo entro una finestra temporale che si chiude il 31 dicembre 2026. Un vincolo che, nella pratica, impedisce di raggiungere i 72 anni e limita l'estensione massima a poco meno di 71 anni. Zaia insiste sulla necessità di un intervento correttivo immediato, richiamando l'urgenza di affrontare una fase critica per il sistema sanitario. La carenza di medici e specialisti, afferma, rende strategico valorizzare l'esperienza di chi è ancora in servizio, anche oltre l'età pensionabile, senza compromettere il ricambio generazionale.

Secondo lui, il rischio duplice è: da un lato l'inefficacia della misura nel rafforzare gli organici pubblici, dall'altro la possibilità che professionisti altamente qualificati escano dal sistema sanitario nazionale per proseguire l'attività nel settore privato, con una perdita di competenze maturate nel pubblico. Non mancano le critiche politiche. Dal Partito Democratico arriva una lettura opposta: la proroga dell'attività oltre i 70 anni viene definita una soluzione emergenziale, segnale delle difficoltà strutturali del sistema. La vicepresidente della Commissione Sanità, Chiara Luisetto, sostiene inoltre che il dibattito rischi di spostare l'attenzione dai nodi principali, tra cui le condizioni di lavoro e la capacità di trattenere i giovani professionisti nel servizio sanitario pubblico.

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