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Offese in chat, prof denuncia un 12enne

Risarcimento e lettera di scuse

Falsa app di WhatsApp per spiare gli utenti

Offese rivolte a un insegnante attraverso messaggi vocali in una chat di classe e una vicenda che si è conclusa con una lettera di scuse e un risarcimento simbolico. Protagonista un 12enne, al centro di un caso avvenuto nel 2024 in una scuola media dell’hinterland trevigiano.

Secondo quanto ricostruito, il ragazzo aveva inviato alcuni audio in un gruppo WhatsApp condiviso con i compagni di classe, nei quali prendeva di mira un docente con espressioni ritenute offensive. I messaggi si sono rapidamente diffusi tra gli studenti, fino a essere portati all’attenzione dei genitori e successivamente dello stesso insegnante, un 49enne.

Il docente, assistito dall’avvocato Innocenzo D’Angelo, ha presentato una denuncia per diffamazione. Il procedimento penale si è però fermato in considerazione dell’età del ragazzo, inferiore ai 14 anni, soglia prevista dalla legge per l’imputabilità. Il minore è stato comunque ascoltato dagli agenti nell’ambito degli accertamenti.

Parallelamente, il docente ha richiesto alla famiglia del giovane una lettera di scuse formale e un risarcimento simbolico, quantificato in cento euro. La somma è stata successivamente devoluta alla scuola per l’acquisto di materiale didattico.

La lettera, scritta dal ragazzo di proprio pugno, conteneva un messaggio di scuse rivolto all’insegnante: il 12enne ha dichiarato di non essersi reso conto delle conseguenze dei messaggi inviati e ha espresso l’impegno a non ripetere comportamenti analoghi.

Secondo quanto riferito dal legale, l’iniziativa è stata intrapresa con finalità educativa, per rendere consapevole il minore delle implicazioni delle proprie azioni, in particolare nell’utilizzo di strumenti di comunicazione digitale.

Sulla vicenda è intervenuta anche la Gilda degli Insegnanti. La segretaria provinciale Michela Gallina ha sottolineato come episodi di questo tipo evidenzino la necessità di maggiore attenzione nell’uso dei social da parte dei più giovani e il ruolo delle famiglie nel monitorare tali strumenti.

Il caso si inserisce in un contesto più ampio legato all’utilizzo delle piattaforme digitali tra i minori e al dibattito sulle possibili limitazioni all’accesso ai social network per i ragazzi al di sotto dei 14 anni.

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