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VENETO

Scandalo specializzandi: l'inchiesta sulla Ginecologia

Esposto un procura: turni massacranti e uso improprio delle credenziali

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La Procura di Verona è stata investita del compito di fare luce sulla gestione dei medici in formazione nel reparto di Ginecologia e Ostetricia dell'azienda ospedaliera universitaria cittadina. L'indagine scaturisce da un dettagliato esposto presentato dall'associazione Als (Liberi Specializzandi), inoltrato ai magistrati sia dai rappresentanti dei medici che dalla stessa azienda ospedaliera. Al centro del dossier figurano ipotesi di reato pesanti, che spaziano dal falso all'accesso abusivo ai sistemi informatici.

Mentre l'Università di Verona ha avviato un'indagine interna, la magistratura dovrà analizzare un vasto materiale probatorio composto da registri delle presenze, turni di servizio, chat di gruppo e log di accesso ai sistemi digitali. Dalle denunce emerge un quadro di pressione lavorativa estrema, con turni che avrebbero raggiunto i 14 giorni consecutivi e carichi mensili fino a 250 ore. Rapportando il compenso mensile di circa 1.600 euro alle ore effettive, la paga risulterebbe di appena 6 euro l'ora. Viene inoltre segnalato un uso improprio delle credenziali dei medici strutturati, che sarebbero state cedute agli specializzandi per consentire loro di svolgere mansioni e prescrizioni di alta responsabilità non previste dal loro inquadramento.

La crisi non appare limitata al solo reparto di Ginecologia. I questionari del Ministero dell'Università evidenziano un malessere diffuso in tutto l'ateneo scaligero, con criticità rilevanti in Ematologia, Chirurgia Generale e Cardiochirurgia, dove la stragrande maggioranza degli iscritti dichiara di lavorare oltre l'orario contrattuale su richiesta della struttura. Pur con una didattica giudicata positivamente, anche in Ginecologia oltre il 68% dei medici in formazione supera regolarmente il monte ore previsto.

Secondo le rappresentanze sindacali, la soluzione risiede in una tracciabilità rigorosa tramite l'adozione dei badge, necessaria per normalizzare il lavoro dei medici non strutturati ed evitare la fuga del personale verso il settore privato a causa dell'esaurimento psicofisico. Il caso è ormai diventato politico, con la presentazione di interrogazioni sia in Parlamento che in Consiglio Regionale. Le istituzioni chiedono ispezioni urgenti per chiarire un sistema che, se le accuse fossero confermate, rischierebbe di reggersi su pratiche irregolari, come suggerito anche dall'alto tasso di abbandono registrato nella scuola veronese rispetto alla media nazionale.

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