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Lo scatto

Luna e Pleiadi dalle Dolomiti in uno scatto. E lo sceglie la Nasa

Un frammento di sera sulle cime del Cadore: uno scatto di Giorgia Hofer conquista l’Apod

La falce e le “Sette Sorelle”: quando il cielo delle Dolomiti parla la lingua delle stelle

Un frammento di sera sulle cime del Cadore, la falce di Luna, una corona di colori e le Pleiadi: uno scatto di Giorgia Hofer conquista l’APOD della NASA e diventa racconto universale di luce e atmosfera

Un lampo grigio-azzurro s’insinua tra le nubi come un respiro. È la cosiddetta “luce cinerea”, il bagliore che tradisce la presenza della Terra riflessa sul volto in ombra della Luna. Lì accanto, raccolte come in un sussurro mitologico, le Pleiadi. In basso, il profilo scuro delle Dolomiti. Sullo sfondo, il vento che strappa alla foschia un alone iridato: una sottile corona lunare. È la scena che l’astrofotografa cadorina Giorgia Hofer ha fermato a Lorenzago di Cadore la sera del 19 aprile 2026, e che la Nasa ha consacrato come Astronomy Picture of the Day (Apod) del 24 aprile 2026 con il titolo “Young Moon and Sister Stars”.

Ogni giorno, da quasi trent’anni, Apod seleziona un’immagine che racconta l’Universo, accompagnandola con una spiegazione curata da astronomi professionisti. Non è un concorso a punti; è piuttosto un canone quotidiano che fissa lo sguardo del mondo su un dettaglio del cielo. Entrare in quella galleria, per un’astrofotografa indipendente, significa guadagnarsi un posto nella cronaca globale del cosmo, e al tempo stesso offrire a milioni di persone un’occasione per capire, non solo per stupirsi. Nella pagina ufficiale del 24 aprile 2026, si legge che l’immagine è una singola esposizione con teleobiettivo, scattata quando la Luna di due giorni si trovava vicino al perigeo, con le Pleiadi raccolte poco sotto la falce luminosa, visibili attraverso una tenue ma colorata corona. La spiegazione sottolinea anche la causa fisica della luce cinerea: è la luce del Sole riflessa dalla Terra verso il lato notturno del nostro satellite.

Lo scatto nasce a Lorenzago di Cadore, in provincia di Belluno, cuore dolomitico dove i rilievi serrati e i fondovalle bui offrono spesso cieli scuri e contrasti netti. Quella sera, dopo una giornata capricciosa, nubi di condensa hanno corso tra le cime, velando e svelando la falce di Luna crescente e l’ammasso delle Pleiadi (M45), creando — parole della stessa Hofer — la “cornice perfetta” per lasciare emergere un accenno di corona lunare. I resoconti apparsi in Italia nelle ore successive all’APOD confermano la località, la data (19 aprile 2026) e la natura “imprevista” del contributo delle nubi alla resa estetica e scientifica dell’immagine.

La falce di Luna: sottilissima, luminosa, inclinata secondo la geometria del tramonto primaverile, con i “bracci” illuminati che sembrano abbracciare il disco in ombra. È il gioco di prospettiva che l’Apod mette in risalto, spiegando come la visibilità della luce cinerea tenda a essere più marcata nella primavera boreale. Le Pleiadi: un ammasso aperto a circa 445 anni luce da noi, le celebri “Sette Sorelle” della costellazione del Toro. L’ammasso comprende in realtà centinaia di stelle; la luminosità delle principali e la loro disposizione compatta le rende un riferimento per i neofiti e un laboratorio naturale per gli astronomi. La corona lunare: non va confusa con l’alone da cristalli di ghiaccio; qui il colore tenue e il profilo stretto sono il segno della diffrazione della luce su minute gocce d’acqua sospese nelle nubi, un fenomeno ottico che, nelle sere umide, può “dipingere” attorno alla Luna una ciambella di toni caldi e freddi.

La Luna percorre l’eclittica in circa 27,3 giorni, e nel suo passaggio mensile costeggia gli asterismi del Toro. L’incontro con le Pleiadi — poco discoste dal piano dell’eclittica — si ripete dunque con una certa regolarità; è più suggestivo quando la fase è sottile, perché il contrasto del cielo al crepuscolo e la luce cinerea rendono l’insieme più leggibile anche a occhio nudo o con un binocolo. Non a caso, la scheda Apod osserva che i passaggi ravvicinati sono “più facili da vedere” quando la Luna è in fase crescente.

La “vecchia Luna tra le braccia della giovane Luna”La luce cinerea è un classico della divulgazione: guardando la falce, s’intuisce il contorno dell’intero disco. Non è un’illusione: è il riflesso della luce solare dalla Terra verso la Luna, poi di ritorno ai nostri occhi. Le pagine divulgative della Nasa illustrano il fenomeno come un “ponte” luminoso che collega Terra e Luna attraverso l’albedo del nostro pianeta. In primavera, alle nostre latitudini, la geometria Sole–Terra–Luna spesso favorisce una luminosità più evidente del bagliore cinereo. La corona lunare e l’“arte” dell’umiditàA differenza dei grandi aloni da 22° generati da cristalli di ghiaccio, la corona lunare nasce dalla diffrazione su goccioline di nube: campi di micrometri che selezionano debolmente i colori. Questo spiega l’aspetto più “morbido” e vicino alla Luna. È un fenomeno meteofisico discretamente comune ma poco fotografato con composizioni paesaggistiche tanto bilanciate, perché serve la compresenza — difficile — di falce sottile, nubi sottili e trasparenza sufficiente a far passare anche le Pleiadi. Le Pleiadi, un laboratorio di astrofisica vicinissimo a noiL’ammasso M45 è cruciale per gli studi sull’evoluzione stellare. Dopo anni di discussioni sulla distanza esatta, misure di Hubble e, più di recente, i dati di Gaia hanno ristretto l’intervallo attorno a 133–137 parsec (circa 435–445 anni luce), confermando M45 come pietra di paragone per i modelli delle stelle giovani. Anche missioni recenti come Tess stanno riscrivendo la nostra mappa della famiglia allargata delle Pleiadi, individuando un più ampio “complesso” associato che comprende migliaia di astri distribuiti su grandi scale.

La fotografia è un atto tecnico prima ancora che poetico. Nell’Apod del 24 aprile 2026, la nota specifica che si tratta di una “singola esposizione con teleobiettivo” con montatura in inseguimento del cielo. Questo dettaglio spiega due aspetti: la nitidezza delle Pleiadi nonostante il crepuscolo, e il disegno delle nubi che rimane “mosso” quanto basta da comunicare la velocità del vento in quota. È la scuola che Giorgia Hofer ha maturato negli anni sulle montagne di casa, e che le ha già fruttato numerosi Apod: tra i precedenti più celebri, la congiunzione Luna–Giove sulle Tre Cime di Lavaredo del 2 settembre 2019 e, in tempi più recenti, il riconoscimento del 20 dicembre 2024 alla “Luna della Notte Lunga” ripresa sulle Dolomiti.

Negli ultimi anni, la fotografa cadorina ha raccolto una serie di riconoscimenti che la stampa italiana ha documentato con costanza, raccontandone il percorso e il radicamento nel territorio: un’astrofotografia che dialoga con la geografia dei luoghi e con la loro atmosfera mutevole, dalla Valle del Boite al Comelico. Anche nel 2025, ad esempio, uno scatto di Luna nuova con luce cinerea ripreso proprio a Lorenzago di Cadore è stato selezionato come APOD del 3 aprile, a testimonianza di una continuità di ricerca e di sguardo.

Quando cercare l’incontro tra Luna e Pleiadi. Nelle settimane che seguono la Luna nuova, al crepuscolo serale, puntate lo sguardo a ovest-nordovest: una sottile falce e, poco sopra o sotto, un piccolo grappolo di stelle azzurre. Le guide osservative di questo mese indicano che, tra metà e fine aprile, le distanze angolari tra Luna, Venere e Pleiadi offrono più di una sera utile. La sera del 19 aprile 2026 è stata particolarmente favorevole nelle Alpi, ma la “stagione” degli allineamenti primaverili non si esaurisce in un solo tramonto.

Cosa portare e come fotografareUn binocolo 8×42 o 10×50 rivela il brillio bluastro delle Pleiadi anche con Luna sottile. Per la fotografia paesaggistica: un teleobiettivo tra 100 e 300 mm per comprimere soggetto celeste e profilo montano; treppiede stabile e, se possibile, una montatura con inseguimento per allungare l’esposizione senza strisce stellari; bilanciamento tra ISO medi e tempi brevi per congelare il respiro delle nubi senza spegnere la corona; pazienza: serve aspettare il varco tra le nubi, come ricorda la stessa autrice nelle interviste post-Apod.

Le Pleiadi non sono solo un “bel gruppetto nell’angolo del Toro”: sono un oggetto ponte tra cultura e scienza. Il loro soprannome greco — le “Sette Sorelle” figlie di Atlante e Pleione — accompagna da millenni calendari agricoli, rotte di navigazione e racconti popolari. Dietro il mito, però, c’è una fisica tanto concreta quanto vicina: stelle giovani con età di decine di milioni di anni, immerse in veli di polveri interstellari che la fotografia a lunga posa mette in evidenza come nebulosità azzurrine. La distanza, oggi meglio ancorata attorno a 445 anni luce, è stata oggetto di un celebre dibattito reso famoso dalle misure Hipparcos e poi ricalibrato da Hubble e Gaia: un caso-scuola di come la precisione astrometrica plasmi la nostra comprensione dell’evoluzione stellare.

Lo scatto di Giorgia Hofer è anche un ritratto di come l’astrofotografia italiana si sia imposta in questi anni come linguaggio di punta nel racconto del cielo: tra associazioni di astrofili, riviste specializzate e redazioni scientifiche, si è formata una comunità capace di unire rigore e creatività. Basti pensare alla sequenza di Apod che negli ultimi anni ha visto protagonisti diversi autori del nostro Paese e la stessa Hofer con paesaggi dolomitici, congiunzioni e persino aurore eccezionali sulle Alpi. È una tradizione che parte dalla passione amatoriale, ma si nutre di metodo: effemeridi precise, pianificazione anticipata, controlli meteo, studio dell’atmosfera. In questa cornice, l’Apod del 24 aprile 2026 non è solo una “vetrina”; è un invito a osservare con più attenzione la relazione tra cielo e territorio.

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