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Sicurezza

Maranza accerchiano disabile e lo rapinano

Un 28enne con disabilità circondato da quattro ragazzi e spogliato della sua collanina d’oro

Maranza accerchiano disabile e lo rapinano

La scena è secca come una lama: giovedì sera, dopo cena, in via Carlo Vizzotto a San Donà di Piave, un 28enne con disabilità viene accerchiato da quattro ragazzi. Prima l’intimidazione, poi lo strappo, infine la fuga con una collanina d’oro. Nessun testimone-eroe, nessun inseguimento da film: restano il senso di violazione, la paura che sedimenta, l’indagine dei Carabinieri che comincia nelle ore successive. Il fatto è avvenuto la sera di giovedì 23 aprile, ed è emerso nella cronaca locale domenica 26 aprile

Secondo quanto ricostruito, l’episodio è avvenuto attorno alle 22 in via Vizzotto, arteria centrale che ospita negozi, servizi e un passaggio pedonale costante, a pochi isolati dalla stazione e dalla zona del centro. La vittima, 28 anni, è stata avvicinata da quattro giovani: un contatto iniziale, parole di pressione, poi l’azione materiale sul gioiello e l’allontanamento rapido in gruppo. All’Arma dei Carabinieri di San Donà il compito di identificare e denunciare i responsabili. Per ora la notizia ufficiale è questa: rapina con strappo della collanina d’oro, indagini in corso.

Nel racconto pubblico, gli aggressori sono stati definiti “maranza”. È un termine che negli ultimi anni si è trasformato in una parola-ombrello: per alcuni descrive uno stile giovanile fatto di abbigliamento vistoso, linguaggio spavaldo, musica trap/drill; per altri indica – senza troppe sfumature – “baby gang” e violenza. Dal punto di vista linguistico, l’origine è dibattuta: c’è chi la fa risalire al gergo giovanile milanese degli anni Ottanta-Novanta, chi suggerisce sovrapposizioni con termini dialettali o connotazioni etniche, chi ancora ipotizza un curioso legame con il marchionimo hi-fi Marantz poi riplasmato nel parlato. Di certo, negli ultimi anni social e media hanno rilanciato la parola, ridefinendone i contorni e spostandola verso l’idea – spesso stereotipica – di gruppo rumoroso e talvolta violento. Distinguere tra estetica e reato, però, è cruciale: uno stile non fa un delitto; una rapina resta una rapina, al di là dei cappellini, dei loghi e delle playlist.

Fra 2024 e 2025 il tema “maranza” è entrato stabilmente nell’agenda amministrativa del litorale veneziano: a San Donà di Piave e Jesolo si sono sperimentate o discusse misure come “zone rosse”, controlli interforze, Daspo urbani, fogli di via, stretta su vetro e alcol, oltre all’inasprimento dei controlli su monopattini e movida. I sindaci – tra cui Alberto Teso e Christofer De Zotti – hanno descritto l’escalation di risse, schiamazzi e vandalismi nei fine settimana di maggiore afflusso. La strategia? Prevenzione, presenza visibile delle pattuglie, regole più chiare sugli spazi pubblici, e – quando necessario – repressione mirata.

Gli episodi che riguardano giovani aggressori si innestano su un quadro statistico noto: la provincia di Venezia figura stabilmente nelle posizioni alte dell’Indice della criminalità del Sole 24 Ore, con un conteggio di denunce rapportato agli abitanti che risente anche della forte pressione turistica. Nel 2023 Venezia era al 9º posto in Italia; lo stesso anno le denunce per rapina nella città metropolitana risultavano nell’ordine delle centinaia (stima citata dalla stampa locale: circa 442 rapine denunciate), mentre i dati complessivi 2024 consolidano un incremento post-pandemico dei delitti denunciati, con segnali di lieve flessione solo nei primi sei mesi del 2025. Non si tratta di un’allerta “eccezionale”, ma di un trend che chiede politiche di prossimità, presenza e prevenzione.

Un’altra tendenza che tocca il Veneto è l’aumento, nel decennio 2014–2024, dell’incidenza di minori segnalati per reati come rapina, lesioni e minacce. A livello provinciale, Venezia ha registrato nel 2024 un aumento dei minori segnalati per rapina rispetto a dieci anni prima, segno che i comportamenti di gruppo e le dinamiche di copertura reciproca tipiche delle “crew” giovanili non sono più un’eccezione. È un dato che, pur non sovrapponendosi automaticamente alla categoria “maranza”, aiuta a capire il contesto in cui maturano episodi come quello di via Vizzotto.

Le rapine “a strappo” cercano zone di passaggio, vie commerciali e prossimità a nodi di mobilità dove entrare e uscire rapidamente dalla scena. Via Carlo Vizzotto, spina dorsale del centro sandonatese, risponde a queste caratteristiche: attività aperte fino a tardi, flussi pedonali irregolari, connessione con assi maggiori e aree di sosta. Non è “terra di nessuno”, ma un contesto urbano complesso dove bastano pochi minuti senza occhi puntati per trasformare un contatto in aggressione. La prevenzione qui è fatta di luce, presidio, telecamere e routine di controllo.

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