VOCE
Venezia
26.04.2026 - 11:06
Recuperato ubriaco tra gondole e vaporetti, portato all’Ospedale Civile: «Faceva troppo caldo». Sanzione da 450 euro e probabile Daspo urbano. Ma dietro un gesto sconsiderato c’è una mappa di rischi, norme e buone pratiche che riguarda tutti.
Una scia di onde corta e nervosa, le luci delle gondole che sobbalzano, il clangore secco di un campanaccio da bordo. Nel cuore del Canal Grande, a pochi metri da un filovapore, un giovane emerge dall’acqua scura e si rituffa, di nuovo, come se fosse una piscina d’albergo. È la notte in cui un 26enne kosovaro, in evidente stato di ubriachezza, si lancia più volte nel principale canale di Venezia, costringendo gli operatori del Suem 118 e gli agenti della Polizia Locale a un intervento rapido per strapparlo al rischio di essere travolto da un mezzo in transito. Recuperato e affidato alle cure del Pronto soccorso dell’Ospedale Civile SS. Giovanni e Paolo, il ragazzo motiva così la bravata: «Avevo molto caldo». La serata finisce con una sanzione amministrativa – fino a 450 euro per il tuffo – e con l’applicazione del Daspo urbano di allontanamento, misura che il Regolamento di Polizia e Sicurezza Urbana prevede per questa tipologia di comportamenti contro il decoro e la sicurezza.
Secondo quanto ricostruito da fonti sanitarie territoriali, il giovane – in stato psicofisico alterato dall’alcol – è stato individuato mentre si gettava ripetutamente in acqua in un punto di intenso traffico acqueo. Gli operatori del Suem 118 sono stati attivati in pochi minuti dalla centrale operativa, in coordinamento con i vigili: un protocollo ormai rodato in laguna, che consente di impiegare mezzi idonei all’emergenza su acqua e di stabilizzare rapidamente il paziente a bordo, prima del trasporto verso il Pronto soccorso dell’Ospedale Civile. L’ULSS 3 Serenissima ha potenziato negli anni la catena dei soccorsi su acqua proprio per gestire eventi che richiedono competenze miste – sanitarie e di navigazione – e per ridurre i tempi di intervento in scenari dinamici come i canali storici.
Una volta a terra, il 26enne è stato affidato alle cure del Pronto soccorso in Campo SS. Giovanni e Paolo. La struttura, hub di emergenza dell’isola storica, opera h24 e costituisce il punto di riferimento per i casi acuti intercettati in centro storico e lungo i canali navigabili.
Il tuffo nei canali cittadini, e in particolare nel Canal Grande, non è solo un gesto incauto: è un comportamento esplicitamente vietato dal Regolamento di Polizia e Sicurezza Urbana del Comune di Venezia, che tutela sia il decoro sia la sicurezza della navigazione. Le violazioni sono punite con sanzioni amministrative e, nei casi previsti, con un ordine di allontanamento (Daspo urbano), tipicamente di 48 ore. Numerosi casi documentati dall’amministrazione comunale mostrano l’applicazione sistematica di queste misure, con verbali fino a 450 euro per il tuffo e, quando accertata, un’ulteriore contravvenzione per ubriachezza.
In casi particolarmente gravi, quando il comportamento crea un “quid pluris” di pericolo per la navigazione, è possibile il deferimento all’Autorità giudiziaria ai sensi del Codice della Navigazione: una cornice penale già richiamata in passato per tuffi multipli o condotte che intralciavano apertamente i percorsi dei mezzi. Non è automaticamente applicata in ogni episodio, ma resta un riferimento giuridico attivabile laddove i presupposti siano accertati.
Il Daspo urbano è un ordine di allontanamento immediato dal luogo della violazione, che nel caso veneziano può durare tipicamente 48 ore: un provvedimento amministrativo mirato a interrompere subito la condotta pericolosa e a prevenire reiterazioni. La misura si aggiunge – non sostituisce – alla multa per l’illecito amministrativo. In diversi casi recenti, la Polizia Locale ha combinato il Daspo all’ammenda per tuffo o nuoto illegale in Canal Grande.
La cornice amministrativa copre la gran parte delle bravate. Ma se il comportamento mette in pericolo concreto la navigazione – per esempio tuffi ripetuti in prossimità di ponti o incroci di traffico, o condotte che costringono i mezzi a manovre improvvise – l’episodio può assumere rilievo penale, con riferimento alle norme del Codice della Navigazione. In città non sono mancati, negli anni, deferimenti all’Autorità giudiziaria per ipotesi legate a condotte pericolose in Canal Grande. Resta comunque una valutazione caso per caso, rimessa alle forze dell’ordine e alla magistratura.
La notte dei tuffi “perché fa caldo” non è un’eccezione isolata. Tra cronache e note istituzionali ricorrono episodi simili: turisti fermati mentre nuotano all’altezza di Rialto, giovani che si lanciano dai ponti, gruppi in stato di ebbrezza. Le misure adottate – multe, Daspo, talvolta sanzioni aggiuntive per ubriachezza – sono ormai uno standard di risposta. In certi periodi dell’anno, quando l’afflusso in città aumenta e la temperatura sale, le pattuglie via acqua intensificano il controllo proprio sui punti “sensibili” del Canal Grande.
Nel tempo, amministratori e forze dell’ordine hanno ribadito che la severità delle regole non nasce da un prurito punitivo, ma dalla volontà di proteggere una città fragile e affollata. A ogni stagione, il messaggio viene rinnovato: rispetto delle norme, tolleranza zero per le condotte che mettono a rischio la navigazione e l’incolumità personale. Anche la voce del sindaco Luigi Brugnaro – in più di un’occasione – è stata netta nel chiedere poteri e strumenti più efficaci contro chi scambia la laguna per un parco divertimenti.
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