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Elezioni comunali

Venezia, è corsa a otto

Venturini e Martella per centrodestra e centrosinistra, poi altri sei candidati

Venezia, è corsa a otto

Eccoli in ordine alfabetico gli otto candidati: Agirmo, Boldrin, Corò, Dal Zotto, Martella, Martini, Venier e Venturini

Inizia prima dell’alba, con thermos e zainetti, la giornata che chiude la corsa alle candidature: fuori dagli uffici elettorali, la fila serpeggia già alle cinque. Un uomo sfodera il simbolo giallo brillante di una lista civica, un altro appunta con cura una spilla di partito sul bavero. Quando i portoni si aprono, Venezia ha già un nuovo numero da ricordare: sono otto gli aspiranti a sedersi sulla poltrona di Ca’ Farsetti. Otto uomini. Nemmeno una donna. Una fotografia che dice molto di una campagna entrata nel vivo e che, tra coalizioni corpose, liste civiche e sigle nuove o di ritorno, promette di ridefinire gli equilibri della città lagunare nelle giornate di voto di domenica 24 e lunedì 25 maggio 2026, con eventuale ballottaggio domenica 7 e lunedì 8 giugno 2026. Si vota il 24-25 maggio 2026; l’eventuale secondo turno è in calendario il 7-8 giugno 2026. Il Consiglio comunale da eleggere conta 36 consiglieri. La popolazione di riferimento, secondo l’ultimo censimento utile, è di circa 251.944 residenti. Alla scadenza per la presentazione, risultano depositate complessivamente 20 liste a sostegno degli otto candidati.

La fotografia finale scattata all’atto del deposito conferma un dato politicamente forte: tutte le candidature alla carica di sindaco sono maschili. Un’assenza di rappresentanza femminile ai vertici delle coalizioni che interroga tanto i partiti tradizionali quanto il civismo veneziano, in un contesto in cui per contro le liste presentano molte candidate alla carica di consigliere. Il paradosso è tanto più visibile in una competizione che si giocherà anche sul terreno della rigenerazione demografica e sociale della città. Il tema resta sullo sfondo dei programmi, ma non potrà essere eluso in campagna. La cronaca, intanto, è questa.

Il centrodestra si presenta unito e punta su Simone Venturini, già assessore comunale, sostenuto da una coalizione ampia che comprende sigle nazionali e territoriali, oltre alla lista civica personale. Il pacchetto che lo appoggia, secondo i depositi ufficiali, mette in campo cinque liste: Fratelli d’Italia, Lega Salvini, Simone Venturini Sindaco (civica), UDC e Partito del Veneto. Il messaggio è di mobilitazione larga, dal mondo identitario a quello moderato cattolico, fino all’autonomismo veneto. L’aspirante sindaco ha ufficializzato inoltre il simbolo e lo slogan della sua lista, “Avanti insieme”, presentando i 36 candidati civici in piazza e rivendicando una proposta “pragmatica”.

Lo sfidante principale è Andrea Martella, esponente del centrosinistra, sostenuto da una coalizione ampia battezzata “La stagione buona” che, alla chiusura delle liste, allinea sette simboli: Partito Democratico – Martella Sindaco, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi e Sinistra, Venezia è Tua, Terra e Acqua 2026, Venezia Riformista e Rifondazione – Pace Salute Lavoro. È un campo larghissimo che punta a ricucire fratture storiche tra le opposizioni alla maggioranza uscente, allargando al civismo progressista e ambientalista.

Giovanni Andrea Martini (indicato in alcune ricostruzioni giornalistiche anche come “Andrea Martini”), già consigliere e da anni riferimento del civismo progressista, corre con la sua area storica: la lista civica Tutta la Città Insieme, affiancata da ABC – Ambiente Bene Comune. La sua piattaforma insiste su partecipazione, tutela della laguna, stop a scavi e grandi navi, con un linguaggio radicalmente municipalista.

Pierangelo Del Zotto guida Prima il Veneto, espressione dell’area autonomista veneta. Figura con trascorsi amministrativi e posizioni attente alla fiscalità locale e all’autogoverno, si muove lungo il crinale identitario-municipalista.

L’economista Michele Boldrin corre con Ora!, sigla liberal-riformista nazionale, proponendo una lettura “pro-innovazione” dei nodi veneziani: spopolamento, accesso, lavoro qualificato e politiche abitative. La sua discesa in campo è stata formalizzata in un incontro pubblico a Mestre.

L’imprenditore Claudio Vernier, volto noto del commercio in area marciana, è candidato con la civica Città Vive, che si propone come “alternativa ai partiti” e punta sul rilancio del centro storico come comunità vivente, non solo vetrina.

Roberto Agirmo porta in campo Resistere Veneto, movimento che alle recenti regionali ha intercettato voto di protesta, aree no-vax e filoni indipendentisti. La sua candidatura si colloca nella galassia “antisistema” con un lessico duro su sicurezza, fiscalità e sanità territoriale.

Ultimo in ordine di tempo a comparire sulla scheda, Luigi Corò con la lista Futuro per Venezia e Mestre: una sorpresa emersa proprio nelle ore del deposito, che aggiunge un ulteriore tassello all’offerta politica.

Il centrodestra per Simone Venturini mette insieme 5 liste: un numero che segnala compattezza e capacità di sintesi, includendo un segmento moderato come l’UDC e l’area autonomista veneta. Il centrosinistra per Andrea Martella arriva a 7 liste: un campo larghissimo che va da PD a M5S, dalle sigle eco-progressiste al civismo riformista. Totale delle liste depositate: 20, indice di una partecipazione alta e di una competizione che si giocherà anche sulla capacità delle singole liste di “tirare” preferenze in Consiglio.

Che in una città come Venezia – da anni laboratorio, spesso discusso, di politiche urbane e turistiche – la sfida per il vertice sia interamente maschile è un dato non secondario. La spiegazione non è univoca. C’entra la dinamica delle classi dirigenti locali, la tenuta delle correnti interne ai partiti nazionali e anche la geografia dei movimenti civici, dove non sono mancate figure femminili di spicco nelle scorse consiliature ma che, stavolta, non hanno trovato la sintesi per una candidatura di vertice. Resta il fatto: nella griglia finale figurano solo uomini. Un segnale che accende i riflettori sulle politiche di rappresentanza, a partire dalle Municipalità fino alla Giunta futura.

Spopolamento, caro-affitti, residenzialità nel centro storico e nelle isole: su questo crinale si giocherà una fetta decisiva di consenso. Le opzioni in campo vanno dalla continuità “pragmatica” rivendicata da Simone Venturini – con promessa di coniugare eventi e quotidianità – alla spinta per un cambio di rotta “sociale” evocata da Andrea Martella e dal civismo di Giovanni Andrea Martini. La gestione dei grandi flussi e dei grandi eventi resta dossier caldissimo. Se il centrodestra punta a valorizzare la proiezione internazionale e l’indotto economico, le opposizioni insistono su limiti, regolazione e reinvestimento sulla città abitata. Sullo sfondo, l’eterno capitolo “grandi navi” e la manutenzione della laguna secondo criteri compatibili.

Nella campagna 2026 conterà molto la capacità di parlare a Mestre e a Venezia con la stessa efficacia. I candidati civici – da Claudio Vernier a Michele Boldrin – scommettono su un lessico economico e urbanistico più asciutto, mentre i due poli tradizionali cercheranno di “fare ponte” tra bisogni quotidiani e grandi scelte strategiche. La presenza di liste come Prima il Veneto e Partito del Veneto segnala che il tema dell’autogoverno, della fiscalità e dell’identità territoriale rimane vivo. Non determina da solo l’esito, ma può pesare sul ballottaggio spostando segmenti di elettorato.

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