VOCE
CASTELMASSA
27.04.2026 - 10:30
Evocare oggi valori come pace, fratellanza e solidarietà sembra clamorosamente in contrasto con una storia, che ci riporta indietro di quasi un secolo, alla vigilia – tra poco più di un mese – dell’ottantesimo anniversario della nascita della Repubblica italiana.
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A Castelmassa, la festa della Liberazione, che di anni ne compie invece 81, è stata celebrata con la tradizionale cerimonia di deposizione di una corona di alloro al monumento ai Caduti in piazza Vittorio Veneto davanti al municipio. Alla presenza delle autorità locali, militari e civili, con la benedizione del parroco e vicario foraneo Don Stefano Marcomini, il momento solenne ha visto la partecipazione di decine di cittadini castelmassesi, uniti nella consapevolezza che soltanto la volontà di costituire una autentica “comunità”, fondata su valori profondi come il rispetto reciproco contro ogni indifferenza ed invidualismo, costituiscono l’antidoto più efficace ad una deriva che, in tempi più e meno lontani, ha favorito la nascita di forme distorte di rapporti tra autorità civili e cittadini, generando autoritarismi e dittature, che hanno prosperato in momenti di grande insicurezza ed inquietudine popolare nell’illusione che una soluzione di forza potesse scongiurare la disgregazione del tessuto sociale.
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Nel suo discorso, il sindaco Federico Ragazzi, accompagnato dal sindaco dei ragazzi, Mattia Boschetti, ha ricordato il sacrificio di uomini e donne nella lotta al nazismo e al fascismo, a cui dobbiamo la libertà e i diritti, di cui oggi godiamo e su cui è stata costruita la nostra attuale democrazia, nata per promuovere la pace e eil dialogo, capace - aggiungiamo noi - di una ammirevole resilienza anche a momenti estremamente critici della nostra storia più recente (come i famigerati anni di piombo, tra la fine degli anni sessanta e l’avvio degli anni ottanta del Novecento), rivelando una sorprendente capacità di sostenere il peso di tragedie senza precedenti grazie alla forza delle istituzioni nel nome della libertà.
Dello stesso tono, il discorso di Diego Crivellari, già parlamentare rodigino, oggi componente del comitato scientifico dell’Istituto Polesano per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea “Giacomo Matteotti”. Crivellari, ricordando il movimento nazionale contro il totalitarismo nazista e fascista, ha ricordato che fu soprattutto l’espressione di una reazione morale, prima che politica, con una profonda radice umanista, capace di muovere istanze di diverse radici culturali e sociali, dove la presenza femminile (ricordando anche le parole di una immensa figura della nostra storia moderna quale fu la trevigiana, di Castelfranco Veneto, Tina Anselmi) risultò assolutamente cruciale nel coronamento di quel percorso democratico, che portò – il 2 Giugno del 1946 – al successo del referendum per la proclamazione della Repubblica italiana.
Crivellari ha voluto menzionare questo 2026 pure come l’anno del centenario della morte di due figure ugualmente fondamentali del nostro Paese quali furono il giornalista e filosofo Piero Gobetti e il giornalista e politico Giovanni Amendola, senza dimenticare il cosiddetto movimento Imi, quello degli internati militari italiani e la loro “resistenza senza armi”, che non volle schierarsi a fianco delle truppe naziste e dei repubblichini di Salò.
Crivellari ha concluso il suo breve, intenso discorso, ricordando che il percorso della libertà e della democrazia va sostenuto quotidianamente, dimenticando settarismi, posizioni pregiudiziali ed ideologiche, ma favorendo la più autentica coesione sociale, morale e di pensiero senza esclusioni o discriminazioni nel segno di un sincero confronto civile.
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