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La tragedia

Malore mentre taglia il prato, muore sul colpo

Un 73enne si accascia mentre taglia l’erba: inutile l'intervento del 118

Malore mentre taglia il prato, muore sul colpo

Un uomo di 73 anni crolla a terra davanti alla propria abitazione, a Volpago del Montello, nel tardo pomeriggio di sabato 26 aprile 2026. Un passante si accorge della scena, chiama aiuto: pochi secondi che diventano decisivi. In quel frammento di tempo comincia una corsa contro l’irreparabile, la stessa che ogni giorno vede impegnati i professionisti e i volontari del sistema di emergenza territoriale.

Secondo quanto riportato dalla testata locale, l’uomo si è sentito male mentre stava tagliando l’erba fuori casa; l’allarme è scattato grazie ai passanti e la Centrale Operativa del 118 ha inviato sul posto un equipaggio del Suem con medico e infermieri. Le manovre di soccorso sono state portate avanti rapidamente, seguendo i protocolli in uso per i malori improvvisi. A oggi, non sono state rese note ulteriori generalità né la diagnosi precisa all’origine del collasso; resta il dolore di una comunità piccola ma coesa, abituata a riconoscersi nei gesti quotidiani dei propri residenti. [Fonte: TrevisoToday.]

Tagliare l’erba, sistemare il giardino, muoversi su terreni non sempre regolari: attività ordinarie che possono nascondere rischi per chi ha alle spalle una storia clinica complessa o semplicemente un’età che rende più probabili le patologie cardiovascolari. Gli esperti ricordano che i malori che colpiscono all’improvviso — in particolare l’arresto cardiaco — sono spesso silenziosi prima di manifestarsi con violenza: la persona può accusare dolore toracico, sudorazione fredda, respiro affannoso o capogiri, ma talvolta arriva direttamente la perdita di coscienza.

Nel caso di Volpago, la rapidità con cui i passanti hanno allertato i soccorsi è stata l’unica risposta possibile in attesa dell’arrivo del 118. È la prima maglia della cosiddetta catena della sopravvivenza, quell’insieme di azioni in sequenza che — se attuate correttamente — possono raddoppiare o triplicare le probabilità di sopravvivenza di chi è colpito da un evento cardiaco extraospedaliero. Le linee guida più recenti, aggiornate a livello nazionale dall’Istituto Superiore di Sanità e a livello europeo dall’European Resuscitation Council, insistono su questo punto: riconoscere il malore, chiamare subito aiuto, iniziare la rianimazione cardiopolmonare (RCP) e utilizzare un defibrillatore semiautomatico (DAE) quando disponibile.

Nel Trevigiano la macchina dei soccorsi fa capo alla Centrale Operativa del Suem 118 dell’Azienda ULSS 2 “Marca Trevigiana”, il cuore pulsante della risposta all’emergenza: qui arrivano le chiamate, qui si valutano le priorità, qui si inviano mezzi e personale in base alla gravità. Non è un “semplice” numero da comporre: è un servizio clinico che guida i testimoni al telefono e coordina risorse avanzate, dall’ambulanza all’elisoccorso, quando necessario.

La storia del 118 in provincia è fatta di costruzione paziente di procedure, formazione, collaborazione con i presidi ospedalieri come il Ca’ Foncello di Treviso e il potenziamento di reparti chiave, in particolare la Cardiologia. Il percorso tempo-dipendente (dall’allarme alla cura in ospedale) è un tassello essenziale per chi accusa un dolore toracico o perde conoscenza: ridurre i minuti tra l’esordio dei sintomi e l’arrivo delle cure qualificate spesso signifca fare la differenza.

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