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“Noi tra baracche e teli improvvisati”

Il Comune replica: “Servizi sociali attivi, ma serve domanda formale per l’emergenza abitativa”

“Noi tra baracche e teli improvvisati”

Dal 24 aprile vivono in una sistemazione di fortuna, tra baracche e teli improvvisati, dopo aver perso la casa finita all’asta. La madre Claudia di 70 anni e i suoi due figli adulti Morgan e Moira raccontano una situazione che definiscono senza via d’uscita: “Non sappiamo più dove sbattere la testa”. La famiglia ha lanciato un appello e una raccolta fondi avviata su Facebook, con chiede aiuto per trovare un nuovo alloggio. Secondo quanto riferito, l’abitazione, intestata alla figlia di 49 anni, è stata pignorata dopo il mancato pagamento del mutuo, in un contesto segnato da diversi lutti familiari, problemi di salute e difficoltà economiche crescenti.

La procedura si è conclusa con la vendita all’asta disposta dal tribunale di Rovigo e il conseguente rilascio dell’immobile. Da allora, il nucleo familiare non sarebbe riuscito a trovare una sistemazione stabile e oggi vive in condizioni precarie in località Sabbione. La famiglia racconta di sopravvivere con una pensione minima e con il lavoro stagionale del figlio. La figlia, che in passato lavorava come badante, sotto cure psichiatriche, è invece attualmente senza occupazione. A complicare ulteriormente il quadro vi è la presenza di numerosi animali: un asino, 3 capre, 4 cani e 2 gatti. Nel messaggio diffuso sui social parlano di una situazione “molto grave” e sostengono di aver cercato aiuto in municipio senza ottenere soluzioni immediate.

Da qui la decisione di lanciare una raccolta fondi su Facebook, nella speranza di ricevere un sostegno economico per affrontare l’emergenza. Un gesto che testimonia, secondo quanto dichiarato, la mancanza di alternative praticabili nel breve periodo. Di tutt’altro tenore la versione del sindaco di Corbola Michele Domeneghetti, che respinge le accuse di abbandono: “Dire che il Comune non è intervenuto non corrisponde al vero. Negli anni sono stati dati aiuti, anche tramite il banco alimentare gestito con la Caritas e con contributi economici”, afferma.

Secondo il primo cittadino, la famiglia sarebbe stata seguita dai servizi sociali, ma non avrebbe completato i passaggi necessari per accedere alle misure abitative: “Come tutti i cittadini, devono presentare una richiesta formale di emergenza abitativa. Senza domanda non è possibile attivare le procedure”, precisa. Il sindaco sottolinea inoltre che l’assegnazione di un alloggio non dipende da una scelta discrezionale, ma da criteri e graduatorie stabiliti: “Se ci sono i requisiti e disponibilità, si procede. Ma esistono regole uguali per tutti”. La vicenda è accompagnata da tensioni. Il sindaco parla di attacchi ricevuti sui social e annuncia di aver valutato azioni legali per eventuali contenuti diffamatori. La famiglia, dal canto suo, ribadisce di trovarsi in una situazione estrema e di non aver trovato finora una soluzione concreta. Al netto delle versioni contrapposte, resta una realtà difficile: una famiglia senza casa, in condizioni precarie, e un percorso amministrativo che, come spesso accade, richiede tempi e passaggi formali. L’esito della vicenda dipenderà ora anche dalla presentazione di una richiesta ufficiale di emergenza abitativa, indicata dal Comune come passaggio indispensabile per accedere agli aiuti previsti.

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