VOCE
emergenza nel delta
28.04.2026 - 12:13
E adesso è emergenza vera. Quella che sta colpendo il cuore del sistema di bonifica polesano è una vera e propria piaga che mette a nudo la fragilità di un intero territorio. Nelle ultime settimane le incursioni dei "ladri di oro rosso" si sono moltiplicate, trasformandosi in un rischio concreto per la sicurezza di tutti. Nel mirino, ancora una volta, le idrovore: i polmoni del Polesine, senza i quali la terra finirebbe sott’acqua. L’ultimo schiaffo è arrivato nel fine settimana del 17 e 18 aprile.
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A fare la conta dei danni è il direttore del Consorzio di bonifica Adige Po, Marco Volpin. Due i colpi messi a segno: uno a Pettorazza e l’altro a Cengiaretto, in zona Valliera ad Adria. Che vanno ad aggiungersi al già lungo elenco dei precedenti.
Il bilancio è pesante: “I danni complessivi si aggirano intorno ai 100mila euro - spiega Volpin - a fronte di un valore del rame sottratto decisamente irrisorio”. Una sproporzione assurda: per pochi spiccioli si mettono fuori uso impianti strategici. A Cengiaretto, una delle strutture più importanti del sistema, si lavora freneticamente per tornare alla piena operatività. Durissimo il sindaco di Adria Massimo Barbujani, che non usa giri di parole: “Siamo di fronte a un vero e proprio attentato al territorio. Dopo le case, le linee telefoniche e persino i cimiteri - l'ultimo caso a Bottrighe solo pochi giorni fa - ora si devastano le idrovore”.
La preoccupazione del primo cittadino è legata alla sicurezza pubblica: “Immaginate cosa sarebbe successo se avesse piovuto forte in quei giorni con gli impianti fermi”. Il fenomeno non è isolato. Nelle settimane scorse la "razzia" aveva già toccato Taglio di Po, Porto Viro e Ariano, colpendo l'idrovora di Ca’ Giustinian e l’impianto Goro. E il raggio d'azione si allarga: colpi analoghi sono stati segnalati anche fuori provincia, nelle aree dei consorzi Adige Euganeo e Bacchiglione. La facilità con cui queste bande agiscono, come dimostra l'intrusione notturna a Mazzorno di qualche settimana fa, dove i quadri elettrici sono stati manomessi, ha fatto scattare l'allarme rosso in Prefettura, dove nel primo pomeriggio si svolgerà un vertice sulla sicurezza. Mentre i Carabinieri indagano, il Consorzio corre ai ripari usando i soldi dei contribuenti per le riparazioni, ma pare evidente ormai che sia necessaria un'azione di tutela più ampia. Il Polesine resta col fiato sospeso: in una terra strappata all'acqua, ogni cavo di rame tagliato è una ferita alla sicurezza di tutti.
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