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“Dal lavoro nasce la comunità”

Monsignor Pavanello ha incontrato gli operatori del settore. “Industria a vocazione familiare”

“Dal lavoro nasce la comunità”

Non dipendenti, ma collaboratori. E’ un aspetto che ha colpito il vescovo della diocesi di Adria-Rovigo, Pierantonio Pavanello, intervenuto al momento di riflessione e preghiera che si è tenuto all’interno del distretto della giostra di Bergantino, nell’area di una delle tante aziende che compongono questo comparto produttivo così prestigioso, ma ancora così poco conosciuto. Per il prelato si è trattato del momento conclusivo della lunga visita pastorale, partita addirittura alla fine di febbraio, nell’area del cosiddetto Polesine Superiore, da Salara a Melara.

Di fronte a un pubblico di lavoratori del settore, rappresentanti sindacali, delle istituzioni e sindaci, il pomeriggio - introdotto da Daniele Pasin, della commissione diocesana pastorale del lavoro di Rovigo - ha costituito l’ormai tradizionale momento di incontro della diocesi con il mondo del lavoro in vista della festa del primo maggio: quest’anno, il tema è stato “Il lavoro e l’edificazione della pace”, argomento quanto mai delicato e toccante del momento storico, che stiamo vivendo, dove pace diventa la scelta - ha sottolineato Pasin - che ognuno di noi deve portare avanti ogni giorno.

In un’area del Polesine dove la carenza di attività industriali si è fatta sentire in modo drammatico, il distretto della giostra costituisce quell’eccellenza nascosta, capace però di dare lustro all’imprenditoria della zona, perché - paradossalmente - conosciuta nei parchi divertimenti di tutto il mondo, ha commentato Fabio Martini, ceo di un grande nome del comparto, nonché presidente dell’Associazione dei costruttori.

Una tradizione, quella dello spettacolo viaggiante, raccontata da un addetto ai lavori, Alessandro Bacchiega, ricordando come, nell’arco dei decenni, le famiglie di giostrai si siano ridotte da oltre centoventi ad una ventina, mentre il pubblico di utenti e visitatori supera i due milioni di unità in tutto il mondo soltanto per i parchi divertimenti, a cui vanno aggiunti i fruitori delle giostre (appunto) degli operatori ambulanti.

Al termine degli interventi, il discorso di monsignor Pavanello, che ha ribadito la sua gradita sorpresa nell’aver incontrato e conosciuto la realtà industriosa di quest’area in un territorio a forte vocazione agricola in un momento congiunturale - perdipiù - tanto contrastato, apprezzando la vocazione familiare di gran parte delle imprese interessate e parlando di un tessuto sociale ed economico vivace e competente.

Pavanello ha voluto ricordare alcuni passaggi del messaggio dei vescovi italiani in occasione del primo maggio, dove si dice che “l’essenza del lavoro umano è legata ad un’azione collettiva generativa per creare comunità ed esprimere una forma di amore civile a favore della pace e della giustizia, soprattutto in un momento storico, dove i conflitti in corso si riflettono con conseguenze pesanti nel mondo del lavoro e della nostra società”.

Il vescovo ha esortato ad un momento di preghiera e riflessione, accompagnato dal coro di Bergantino (intervenuto per l’occasione) prima di trasferirsi ad una visita nel museo storico della giostra e dello spettacolo popolare a palazzo Strozzi a Bergantino, esempio unico in Italia di una tradizionale decennale, capace di proiettare queste terre, troppo spesso dimenticate dalle istituzioni, perché periferiche anche a livello interregionale, in una ribalta tanto prestigiosa, che soltanto poche realtà di tutto il Veneto possono vantare.

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