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lendinara
29.04.2026 - 16:00
Il consiglio comunale di Lendinara ha approvato a maggioranza la settima variante al piano degli interventi, tracciando il solco per il recupero dell’area dell’ex zuccherificio a ridosso del cuore cittadino.
Il fulcro della discussione, che comprendeva trenta richieste di variazione, riguardava la proprietà della Filippi spa di 198mila metri quadri. Sebbene l’azienda avesse inizialmente puntato a una cubatura di 62mila metri quadri con un’altezza di 15 metri, la mediazione del Comune ha fissato paletti più stringenti: il nuovo polo logistico potrà estendersi su 39mila metri quadri, con un’altezza massima di 12 metri, due in più rispetto ai 10 metri originariamente previsti.
Secondo le controdeduzioni dell’urbanista Fabio Vanin, incaricato dall’amministrazione, le osservazioni di colossi dell'associazionismo come Wwf, Legambiente, Lipu e Italia Nostra, con associazione Il Tarassaco e Terre Nostre Veneto sono state rigettate. Il tecnico ha chiarito che, allo stato attuale, l’area non rientra nelle zone di protezione speciale "Natura 2000" e che i resti dell’archeologia industriale saccarifera non godono di vincoli monumentali della Soprintendenza.
Le opposizioni, guidate dai consiglieri Moreno Ferrari, Sergio Manzon e Anna Voltan, hanno ribadito come al centro della disputa ci sia la tutela della biodiversità, con una garzaia popolata da aironi e garzette, e il bosco spontaneo cresciuto sulle macerie del sito industriale, testimonianza della prima industria saccarifera sorta in Polesine. Il Comune ha però rimandato ogni decisione alla fase del progetto dettagliato (il Piano urbanistico attuativo), che dovrà comunque passare al vaglio della Valutazione ambientale strategica (Vas).
Il consigliere Ferrari ha sollevato dubbi anche sulla natura delle merci movimentate, ribadendo il rischio di uno stoccaggio di prodotti chimici. Il sindaco Francesca Zeggio ha però precisato che l’istanza proviene dalla Filippi Spa come realtà immobiliare e non produttiva; ha inoltre assicurato che ogni eventuale attività industriale futura sarebbe soggetta alla rigorosa normativa “Seveso”.
Restano però aperte le incognite sulla viabilità: l’adeguamento delle infrastrutture stradali attorno a via Creare sarà interamente a carico del privato, un onere necessario per gestire l’inevitabile aumento del traffico pesante legato alla logistica.
L’opposizione consiliare intanto di Lendinara e le associazioni “Terre Nostre Veneto” e “Bene Comune” denunciano un nuovo “scempio urbanistico” nell’area dell’ex zuccherificio. Il progetto per la realizzazione di un imponente fabbricato industriale nell’area dell’ex zuccherificio rappresenta, secondo questi interlocutori, “l’ennesimo esempio di scelte urbanistiche calate dall’alto, prive di visione e di rispetto per il contesto ambientale e storico”. Si tratta di un intervento che prevede la costruzione di un polo industriale “da 40mila mq alto 12 metri in un’area a ridosso del centro storico”.
L'area, però, come sottolineato dalle parti, non è più “un’area industriale dismessa vuota, ma un ambiente vivo, rigenerato, che viene ora trattato come semplice superficie edificabile”. Secondo quanto denunciato dalle opposizioni, “il progetto si inserisce in un quadro di gravi criticità: vincolo forestale e paesaggistico, normativa europea sulla tutela della biodiversità, obblighi di valutazione ambientale e coerenza urbanistica”. Si parla di “possibili profili di incompatibilità con il Decreto Legislativo 42/2004, del rischio di compromissione di un’area boscata tutelata”. “A gran voce - concludono - si evidenzia che esistono aree industriali e spazi già urbanizzati che potrebbero essere recuperati, si sceglie invece di intervenire su un’area in fase avanzata di rinaturalizzazione, con un impatto ambientale e paesaggistico potenzialmente irreversibile”.
Con oltre 500 firme già raccolte, il capogruppo di minoranza consiliare Moreno Ferrari e i comitati chiedono l’immediata sospensione dell’iter autorizzativo, l’attivazione delle valutazioni ambientali (Via e Vinca) e il coinvolgimento della Soprintendenza. La proposta è di delocalizzare l'intervento in aree industriali già urbanizzate, tutelando il “polmone verde” e avviando un confronto pubblico trasparente a salvaguardia di ambiente e cittadini.
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