VOCE
ADRIA
23.06.2023 - 10:00
Giornata memorabile oggi alla Possionanza, una di quella giornate destinate a lasciare il segno. Una giornata che è prima di tutto un incrocio di persone e personaggi, un intreccio di storie nella storia, una sovrapposizione di luoghi reali e della memoria nell’alternarsi nelle stagioni di ieri e oggi, un rincorrersi di vicende passate che hanno inciso sul presente e quasi sicuramente segneranno il futuro.
Questa sera alle 18, sotto il portico della Possionanza, ovvero della trattoria alla Rosa, in località Treponti, viene presentato il libro di Marina Bovolenta “Un paese altrove, am ricordo”. La scrittrice sarà in dialogo con Chiara Crepaldi. Nel corso del pomeriggio avverrà lo scoprimento di una targa in ricordo di Vittorio Pozzato detto Lustro (il nomignolo è già un programma, ndr) a 40 anni dalla scomparsa, l’ultimo protagonista della ritualità contadina e del legame sacro dell’uomo con la terra. Ecco il testo della targa con il titolo “La pietra di Lustro”.
Si legge: “A ricordo di Vittorio Pozzato, soprannominato Lustro o Barucio (Adria 17 settembre 1897 - 26 agosto 1983) ultimo testimone della ritualità contadina e del legame magico–sacrale tra l’uomo e la terra. Visse alla ventura lungo le strade dei paesi di qua e di là del Po, accolto nelle corti e nelle case di campagna. Esorcizzava il male portando ovunque l’auspicio di fertilità, abbondanza e vita serena in cambio dell’offerta di cibo. Su questa pietra sedette per molti anni, ogni lunedì, trovando comprensione, ristoro e rispetto. La Possionanza, 23 giugno 2023”.
Personaggi che non ci sono più, luoghi che diventano memoria collettiva, paesi che hanno snaturato la propria identità. Ed ecco il racconto di Marina Bovolenta per tanti anni sindaca di Corbola, oltre che insegnante e preside: nel libro offre una riflessione sulla trasformazione del proprio paese e sul futuro delle piccole comunità che vanno snaturandosi.
Osserva Paolo Rigoni che ha curato la prefazione del libro: “A partire dagli anni immediatamente successivi all’alluvione (14 novembre 1951, ndr) si è iniziato a percepire una progressiva perdita di identità dei nostri paesi dovuta a nuovi modelli economici che hanno favorito lo spopolamento della campagna sino ad arrivare ai giorni nostri: una vera e propria diaspora. Paesi e comunità fiorenti, con una propria organizzazione sociale ed economica, in pochissimi anni sono diventati muti. Piazze che a nostra memoria erano vive per la presenza di attività, del vociare di ragazzi, ora sono deserte”.
E ancora: “Il periodo storico nel quale si collocano i ricordi di Marina è compreso in un arco tempo breve, una trentina d’anni non di più, a partire dall’alluvione del 1951 che nel nostro computo del tempo segna un netto discrimine. Se nella storia di Roma, che imparavamo già alle elementari, si contavano gli anni dalla sua fondazione prima di arrivare a Cristo, nei nostri paesi si conta ante e post alluviem, prima e dopo l’alluvione, come si sente dire dagli anziani, perché dopo quell’evento tutto cominciò a cambiare ed iniziò l’agonia delle nostre comunità. L’alluvione diede il colpo di grazia alle molte attività artigianali e commerciali, ma il declino era già iniziato con l’introduzione della meccanizzazione in agricoltura prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale”.
Al termine seguirà il dibattito, poi un aperitivo, mentre per chi desidera fermarsi per un momento conviviale con gli ospiti è consigliata la prenotazione chiamando al numero 042641300.
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