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Ditta fra Polesine, ricordi e riscatto

“Una storia che parte dalla mia giovinezza, le donne in Polesine, il dialetto e tanto altro”

Ditta fra Polesine, ricordi e riscatto

Grazia Previato, scrittrice rodigina, torna in libreria con un nuovo lavoro intitolato “Ditta mia”, sempre alla ricerca di radici con il territorio che le appartiene, il Polesine, e scovando nei personaggi qualcosa delle persone che ha conosciuto durante il corso della sua vita. Un fiume di ricordi, che diventa storia e che riguarda una protagonista che sembra parlarci della nostalgia del passato, con uno sguardo orientato verso il futuro.

L’autrice è nota al pubblico anche grazie alle sue pagine social “Istante, libro” in cui condivide riflessioni sulle sue letture. Tra i volumi da lei già pubblicati, “I colori di un’idea”, “Un pettirosso per gioco”, “Rosso anice”. È inoltre ideatrice e membro della giuria del premio letterario “Murè” di Porto Recanati.

Da cosa nasce l’idea di questo libro?

“Nasce dal desiderio di conservare intatto il ricordo che ho legato alla mia giovinezza. Ho avuto la fortuna di vivere un’infanzia spensierata, in campagna, dove noi ragazzini ci sentivamo padroni assoluti di una via chiusa. Ecco, da lì, senza tecnologia e solo con la nostra voglia di divertirci, è nata l’idea di questa storia. Nessuno si identificherà in un certo personaggio, ma c’è un po’ delle tante persone che ho incontrato nei vari protagonisti”

Chi è Ditta?

“Ditta è la protagonista della storia ed è un diminutivo, prassi storica quando qualcuno ha un nome lungo. È stata una mamma da collocare in quel periodo della mia infanzia. All’epoca le donne erano quasi tutte casalinghe, avendo frequentato al massimo la quinta elementare. Ma in lei c’è la voglia di migliorarsi, così come c’era in tante altre, rendendosi conto di cosa avrebbe potuto fare, sebbene avesse otto figli. È proprio grazie a questi figli, mentre vanno a scuola, che riscopre la voglia di studiare e si nasconde nel fienile per leggere i loro libri”.

Nel testo si può anche parlare di plurilinguismo

“Sì, certo. Ho voluto che nella storia entrasse anche la nostra lingua veneta ed è per questo che si troveranno detti o frasi in dialetto affinché il lettore si senta maggiormente coinvolto in questo contesto. Talvolta, quando serve spiegarle, ho aggiunto note a margine per la traduzione”

C’è però qualcosa attorno a cui ruota tutta la vicenda?

“Sì, c’è. Fissata con la chiesa e con il rosario, scopre con la vicina di casa la possibilità di costruire un capitello nella via per i fioretti nel mese di maggio. Da lì inizierà un vero e proprio sforzo di comunità che legherà ancora di più tutta la via in cui si svolge la storia per la costruzione di un simbolo che per Ditta è anche una vittoria”.

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