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LA GRANDE MOSTRA

Tina, scatti di una vita eccezionale

Oltre trecento fotografie di cui alcune inedite, e poi filmati e documenti da giornali e libri

Tina, scatti di una vita eccezionale

Donna, fotografa, artista, pasionaria. Questo e molto di più è stata Tina Modotti, protagonista della nuova mostra di palazzo Roverella “Tina Modotti. L’opera” - aperta ieri al pubblico, lo resterà fino al 28 gennaio, per la curatela di Riccardo Costantini di Cinemazero - che prosegue le monografie sulla fotografia secondo una scelta degli organizzatori: Fondazione Cariparo, con il sostegno di Intesa Sanpaolo e in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi.

Singolare figura di italiana ante litteram, grande viaggiatrice, testimone e protagonista di molti eventi importanti del “vecchio secolo”, tra cui le rivoluzioni in quel Messico, che aveva eletto a sua seconda casa, e la guerra civile spagnola, che documentò con il suo obiettivo.

Nata ad Udine da una povera famiglia operaia, terza di sei fratelli, Tina (per la madre Tinissima), affettuoso nomignolo da lei poi adottato di Assunta Adelaide Luigia Modotti, era migrata con la famiglia, prima in Austria e poi a San Francisco, dove arrivò nel 1913. Dotata di una particolare bellezza ed un profondo fascino, in pochi anni Tina passò dai teatri di Little Italy al cinema di Hollywood - unica attrice italiana con la cantante Lina Cavalieri a interpretare un ruolo da protagonista nel film muto americano - posando anche da modella per importanti fotografi. Ma presto scoprì che preferiva stare dietro all’obiettivo.

Determinante per la svolta fu l’incontro a Città del Messico - dove era rimasta prematuramente vedova del pittore e poeta Robo - con il noto fotografo Edward Weston, con cui ebbe una profonda liaison artistica e sentimentale, dal 1923. Personalità curiosa ed eclettica, aveva trovato nella sua Graflex usata (macchina a soffietto con lastre di vetro) lo strumento per sperimentare il suo occhio indagatore e sensibile.

I suoi numerosi scatti risalgono ad un periodo relativamente breve: dopo l’apprendistato presso il suo maestro, dal 1924 al ’29. Restano un mistero il suo abbandono, anche se in alcuni scritti epistolari a Weston aveva manifestato difficoltà nel reperire a Berlino - dove intanto era stata costretta a riparare - materiali e soggetti, mentre andava affermandosi la street fotografy, che non le apparteneva.

Modotti, da sempre impegnata nel sociale, prediligeva gli scatti umani, di un’umanità povera e faticosamente lavoratrice, documentando ingiustizie e veicolando messaggi politici di ribellione, testimonianze di un vissuto e di un particolare contesto storico. Caratteristiche figure messicane di uomini sepolti sotto immensi pesi o sombreri, donne contadine, casalinghe e madri, bambini (che lei tanto amava, forse perché non poté averne di propri), ritratti da tutte le prospettive (di fronte, di profilo, a tre quarti e perfino da dietro) e dettagli umani (di mani, piedi, occhi), citati come metonimie che si caricano di significati simbolici.

Tutto questo e molto altro potrà scoprire ed ammirare il visitatore nelle dodici sale tematiche della mostra al Roverella, in un curato e scenico allestimento: oltre alle oltre 300 fotografie, molte in stampa contemporanea dell’esperto Ennio Stefano Gioli, di cui alcune inedite, filmati, documenti da giornali e libri su Tina Modotti.

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