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LA STORIA

“Fare i pastori, una missione”

Un mondo poco conosciuto, ma affascinante

“Fare i pastori, una missione”

Inaspettato, sorprendente e sconosciuto: questi i commenti dell’attento pubblico intervenuto alla prima delle quattro conferenze sul tema “I pastori”, rassegna di incontri promossa dall’associazione Attive terre, nella sede della fondazione Bocchi. Esordio con Verdiana Camilla Morandi, esperta di pastorizia, fondatrice e vicepresidente Appia, Rete italiana della pastorizia.

L’ospite ha subito rimosso alcuni luoghi comuni partendo dal “disvelamento di un mondo che per i più è percepito come bucolico e sicuramente marginale” per arrivare alla “presa di coscienza dell’importanza e delle difficoltà che i pastori affrontano quotidianamente, al punto che fare i pastori più che un’attività è una missione. Nonostante ciò – ha ricordato - è un’attività in costante crescita e trova da un lato sempre maggiori spazi interstiziali nel territorio, sfruttando aree abbandonate e non governate, dall’altro incontrando sempre maggiori difficoltà di accettazione e mantenimento degli spazi vitali e di viabilità, quali i percorsi di transito per la transumanza e per il pascolo a causa di un’idealizzata e non veritiera visione della naturalità spontanea dello spazio”.

Innumerevoli gli esempi citati e le argomentazioni proposte, con il supporto di filmati, foto e testimonianze, intervallate da riferimenti normativi, per lo più di carattere limitante e sanzionatorio nei confronti dei pastori. Per non tralasciare il fenomeno delle predazioni da lupi, canidi e orso nel Nord-est, quindi la necessità di tutela del gregge con reti elettrificate, sempre più alte, pesanti e costose, con la conseguente difficoltà di trasporto quando si va al pascolo. “Gli indennizzi previsti in caso di predazione non ripagano sufficientemente il valore dei capi persi. Invece quello che ripaga pienamente – ha confessato Verdiana Morandi – è il rapporto affettivo che si crea con il proprio gregge”.

Non poche le problematiche legate al turismo. “L’incontro del gregge, attrattivo per il visitatore e per l’escursionista – ha precisato - a causa del fiorente turismo in montagna non è più un fatto occasionale, così diventa problematico in caso di aggressioni da parte dei cani da difesa. Un altro problema è la lana prodotta dalla tosatura degli ovini: non ha più mercato, trasformandosi in rifiuto speciale da smaltire mediante conferimento in discarica con costi a carico dell’imprenditore”. Ma “molti sono anche gli aspetti positivi della pastorizia: carne e prodotti caseari a Km-0, per non elencare tutti i vantaggi ecosistemici che tale antico mestiere garantiscono, come il governo dell’erba e delle erbe infestanti spontanee in zone marginali la cui gestione, diversamente, implicherebbe un notevole esborso di denari per la comunità”.

Per poi concludere: “E’ un mondo sconosciuto che ha la necessità di farsi conoscere in tutti i suoi aspetti e problematicità: a questo obiettivo si potrà giungere solo lavorando in rete, tra imprenditori della pastorizia per essere presenti a tutti i livelli e tavoli istituzionali dove si parla di benessere animale, alimentazione, sostenibilità, ambiente e pastorizia”. Un messaggio condiviso dal pastore locale Claudio Nardini, il quale ha raccontato la storia della propria famiglia e dell’azienda che porta avanti a Cavanella Po.

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