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Città orfana di Gianfranco Scarpari

Iniziative per ricordare la sua figura umana, professionale e intellettuale con riedizione di alcuni libri

Città orfana di Gianfranco Scarpari

Una data significativa del 2024 per la comunità adriese sarà il 4 ottobre: ricorre, infatti il centenario della nascita di Gianfranco Scarpari, scomparso il 23 marzo 2008. Sicuramente una delle figure più illustri, autorevoli e conosciute della città etrusca e ben oltre i confini polesani per tutta la seconda metà del Novecento.

Scarpari è stata una figura poliedrica di scrittore, progettista edile, uomo politico. Incarnava alla perfezione la figura del civis borghese: alto senso della Stato e della pubblica amministrazione, valido e stimato professionista, raffinato intellettuale, tanto discreto quanto garbato. Un carattere non facile, come “per tutti gli uomini di carattere” direbbe Indro Montanelli. Ma di grande generosità. Un conservatore illuminato, per usare categorie un po’ superate, ma sempre valide. Sempre aperto al dialogo, soprattutto con i giovani ai quali, per tutta la vita, ha trasmesso i valori dell’impegno, merito e rispetto. Un grande patrimonio umano di cui sono testimoni, con legittimo orgoglio, la vedova Brunetta Martinolli e i figli Gianbattista e Monica.

Progetti per il centenario L’associazione culturale Rem - Ricerca esperienza memoria, promuoverà una serie di iniziative per ricordare la figura e l’opera di Scarpari: il programma, ancora in fase di definizione, prevede la ripubblicazione di tre delle opere di maggiore successo. Ovvero: “Valzer imperiale”, “Gli alberi della memoria” e “Piccoli peccati”. Inoltre è prevista una serie di presentazioni in diverse città, non solo in Polesine, oltre al coinvolgimento di alcune realtà del territorio. Rem sta anche lavorando all’idea di un premio letterario dedicato allo scrittore. “Un’iniziativa – si legge in una nota dell’associazione - che ha lo scopo di perpetuarne la memoria ben oltre l’anno del centenario”.

Un protagonista del Novecento Gianfranco Scarpari è stato un protagonista della vita politica e culturale di Adria e del Polesine fin dalla fine della Seconda guerra mondiale. E’ stato membro del Partito liberale, per il quale ha rivestito importanti cariche dirigenziali ed ha operato in diversi campi nell'associazionismo. La sua vita professionale di progettista è stata ricca e intensa: molti sono gli edifici da lui progettati che si possono ammirare in tutto il territorio adriese, polesano e oltre. Ma la sua vena di umanista, ben viva e attiva fin dai tempi del liceo poi all’università, è diventata un’attività inizialmente laterale rispetto a tutte le altre, per poi, nella piena maturità, diventare preponderante.

Particolarmente intenso, ben oltre la parentela, il rapporto intellettuale con Gian Antonio Cibotto, suo cugino: questo è stato il grimaldello che lo ha portato alle prime pubblicazioni sul quotidiano “Il Gazzettino”, dove si occupato anche, tra i primi, del patrimonio paesaggistico Veneto oltre che delle splendide ville venete che in quegli anni vivevano una situazione difficile e precaria. Ma già in questi primi interventi sul giornale, oltre a risultare evidente una scrittura limpida e molto efficace, Scarpari ha rivelato doti spiccate di narratore. Da questa prima esperienza di giornalista di terza pagina è nato il libro “Le ville venete” pubblicato nel 1980 da Newton compton. Dello stesso anno, in collaborazione con Cibotto, è un lavoro di grande spessore culturale, in cui Scarpari mette in campo anche le proprie conoscenze professionali di ingegnere edile: “La casa rustica in Polesine”, pubblicato da Marsilio. Ancor oggi un volume di enorme interesse culturale e scientifico. Tra il 1980 e il 1983 escono due volumi dedicati al Delta del Po: anche in questo caso Scarpari è arrivato in anticipo su tutti nel delineare le bellezze di un territorio e le sue possibilità di sviluppo economico anche in chiave di visitazione turistica.

Da ingegnere a scrittore In tutti questi anni non ha mai smesso di praticare la scrittura narrativa, anche se il suo carattere schivo lo portava a non dare valore a questa modalità di scrittura. Giunto all’età matura, su sollecitazione di molti che ben conoscevano il suo talento perché lo avevano notato sulle pagine del giornale, nel 1993 ha mandato alle stampe “La casa là” il primo di una serie di racconti e romanzi che hanno visto la luce nei sui ultimi vent’anni di vita: “I piccoli peccati” Neri Pozza 1995, “Valzer imperiale” Perosini 1998, “Gli alberi della memoria” Marsilio 2000, “Gli anni della cornacchia” Perosini 2002, “Una corsa nel tempo” Perosini 2004. Tutti questi libri hanno ottenuto ottime recensioni e premi importanti, tra cui il prestigioso premio letterario veneto “Settembrini” con “Una corsa nel tempo”.

Osserva la figlia Monica: “Come spesso succede, dopo la morte dell’autore, il successo dei libri va offuscandosi e così oggi sono reperibili solo nelle biblioteche. Tuttavia la figura e l’opera di Gianfranco Scarpari sono ancora ben vive nella sua città natale, Adria, e in molte zone del Polesine. Ma è evidente che, soprattutto le giovani generazioni, stiano perdendo contatto con la sua scrittura. Ma non solo: quello che fece mio padre per la difesa del territorio e del paesaggio veneto può essere ancora oggi un grande esempio di attenzione e passione per il territorio in cui si vive. Il centenario – prosegue Monica Scarpari - è un’occasione per far conoscere questo autore e la sua opera: noi vorremmo che l’impulso dato da questo evento servisse, tra l’altro, a farlo conoscere in un territorio molto più ampio rispetto a quello in cui è nato: le sue pagine sono di qualità letteraria e culturale davvero molto ampia, un fatto che tutti coloro che hanno letto le sue pagine testimoniano con grande entusiasmo”.

Il momento finale delle celebrazioni per il centenario avverrà a fine ottobre 2024 con una serata nella quale verranno presentate le riedizioni di tre tra le opere più importanti dell’autore. “Un’occasione – auspica la figlia - per fare un bilancio complessivo della sua opera”.

Si può ben dire, allora, che dal 2008 la città etrusca è orfana di Gianfranco Scarpari.

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