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Candido tra avventure e filosofia

Successo per il debutto di “La ridicolosa historia di Candido l’ottimista” della compagnia Fuori d scena

Candido tra avventure e filosofia

Applausi, risate e apprezzamento per il debutto de “La ridicolosa historia di Candido l’ottimista”. La nuova commedia della compagnia teatrale Fuori di scena di Rovigo domenica scorsa ha chiuso la rassegna “Incontriamoci a teatro” organizzata dalla Fita al Duomo. Ed è stato un successo perché il teatro, pieno come negli altri 4 appuntamenti, ha davvero apprezzato l’allestimento curato dalla regia di Armando Carrara. Anche perché non era facile trasferire in spettacolo teatrale il romanzo filosofico di Voltaire “Candido”. Ma la sfida è stata vinta dai Fuori di scena con una commedia vivace, ricca di spunti comici ma con il sottofondo della ricerca del significato vero della vita.

La storia è quella di Candido, cacciato dal suo castello in Germania e costretto ad una serie di rocambolesche avventure in giro per il mondo. Ne risulta una carrellata di affreschi dai tratti quasi picareschi che vedono Candido e la sua amata Cunegonda imbattersi in peripezie e curiosi personaggi. A collegare i vari quadri, evidenziati da cartelli e scanditi da percussioni, la voce narrante che trasforma il romanzo in una sequenza di avventure (dalla Westfalia al Portogallo, dal Sudamerica a Costantinopoli) cucite con sapienza da una regia attenta e capace di mescolare i vari aspetti della storia del teatro, dai personaggi della commedia dell’arte (Cunegonda con movenze “zanni”, Pangloss con quelle del “dottore”) o alla Brancaleone (frati e guerrieri) a spunti di modernità (i duelli cappa e spada con la telecronaca da evento sportivo).

Scene sempre movimentate, anche quelle col narrato di sottofondo, dove il controscena si alterna ai movimenti dei protagonisti. E così spuntano inquisitori che annunciano roghi e autodafè, soldati, nobili più o meno decaduti, avventurieri in cerca dell’Eldorado e marinai, mariuoli del porto ed equivoci. Insomma un caleidoscopio tra storia, il rococò e la compagnia di guitti. Bravi tutti gli attori, capaci di tenere la scena con una recitazione fisica e puntuale, sia nelle scene di gruppo sia nei dialoghi più ristretti. Scenografia essenziale ma suggestiva, col fondale stile “cantastorie”, e spesso formata dagli stessi attori che diventano nave con la vela gonfiata dal vento, galera turca con i remi in movimento. Insomma poco meno di un’ora e mezza di intrattenimento, essenza teatrale e ricerca filosofica, come i dialoghi fra Pangloss (convincente e allo stesso tempo divertente, erudito e un po’ pasticcione), e Candido (credibile nel ruolo di chi cerca il senso della vita tra contrattempi e girovagare per il mondo), e Cunegonda (grande presenza scenica e preciso uso della voce su molteplici registri).

Il pomeriggio del Duomo si era aperto con l’intervento della presidente Fita (Federazione italiana teatro amatori), Roberta Benedetto che ha ringraziato il pubblico “per aver seguito questa rassegna con affetto, sono stati 5 appuntamenti teatrali diversi fra loro ma sempre con il Duomo pieno. Segno che la voglia di teatro è tanta. Ed è questo il successo più grande”.

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