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Bottacin, teatro, passione e lavoro

“Fare rete con gli altri teatri è fondamentale. Le nostre produzioni sono il fiore all’occhiello”

Bottacin, teatro, passione e lavoro

Ospite al programma di Delta Radio “Eccellenti” condotto da Fiammetta Benetton, Edoardo Bottacin, direttore artistico del Teatro Sociale di Rovigo che, grazie alle sue competenze, lo sta portando in auge.

Grande attenzione per le produzioni di casa, in particolare facendo riferimento ai giovani che si avvicinano al mondo artigianale del teatro stesso con la presenza del laboratorio scenografico e di sartoria che in questi mesi ha preso nuova linfa. Tutta l’attesa è ora per “Il turco in Italia”, che debutterà questa sera alle 20.30, con replica domenica alle 16, dramma buffo di Gioachino Rossini di produzione rodigina: è stato infatti il Sociale a realizzare le scenografie e parte dei costumi.

Di origine trevigiana, Bottacin ha 27 anni e già più di un anno di attività nel teatro polesano. “La mia - ha raccontato - è una passione nata come un colpo di fulmine, quando ancora ero piccolo. Ho capito da subito che avrei voluto farne il mio lavoro, così ho investito il mio studio tanto nell’aspetto artistico con la musica tanto nell’aspetto gestionale in ambito economico. A Rovigo siamo una squadra di undici persone. A me il compito di coordinare alcune scelte, di vedere il cartellone, ma anche di lavorare, come ho fatto, sulla macchina produttiva e gestionale, affrontando una revisione dei processi per un efficientamento".

"E poi è chiaro che bisogna guardare alle produzioni proposte, affinché si faccia certamente intrattenimento, ma anche cultura. Ecco dunque che scatta così la curiosità non solo provinciale con titoli come quello che debutteranno stasera o come il Pigmalione che mancava da 32 anni. È stato così che ben sei teatri hanno voluto condividere con noi la produzione”.

E ha aggiunto: “Si crea infatti una rete di teatri di tradizione che collaborano tra loro e questa è una grande opportunità. Fare una nuova produzione significa spenderci tempo e lasciare il palco dedicato ad essa. Si pensi che per “Il turco in Italia” noi stiamo lavorando da un mese”.

Riguardo il pubblico ha detto: “Abbiamo fatto degli studi sulla presenza di spettatori e ci siamo accorti, ad esempio, che la campagna abbonamenti è cambiata da prima a dopo il Covid perché sono cambiate anche le abitudini. Fino al 2020 si riempiva il teatro con due repliche per la lirica, dopo invece è stato più difficile. Ciò non toglie che siamo soddisfatti dei grandi numeri che continuiamo a ottenere”.

L’ultimo pensiero va ai laboratori e ai giovani che li animano: “La sartoria è un progetto che, dopo essere stato chiuso nel 2017, è da poco ripartito per valorizzare la dimensione artigiana e le competenze del personale. Inoltre, come clausola sulle nostre produzioni, abbiamo che è il Sociale a occuparsi delle scenografie per ciò che artigianalmente possiamo lavorare. Siamo attenti anche al riuso, in un’ottica green e di rispetto dei materiali. Fa piacere accogliere giovani degli istituti superiori con i percorsi di Pcto, grazie alla collaborazione con Milena Dolcetto, così come universitari con i tirocini. Tra gli altri stiamo formando una nostra concittadina, Rosa Parini, laureatasi all’Accademia di belle arti di Venezia, che speriamo possa diventare membro attivo della piccola squadra come scenografa e macchinista. Ci teniamo a formare le professionalità di domani, anche del territorio”.

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