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stagione di prosa

Con Ottavia il teatro si fa impegno

Intensità ed emozioni nella storia della Palermo che ha lottato contro la mafia

Con Ottavia il teatro si fa impegno

Intensa, limpida, diretta, semplicemente Ottavia Piccolo. Una delle attrici teatrali più autentiche del panorama italiano è stata protagonista, mercoledì sera, giorno in cui è stata celebrata anche la giornata internazionale del teatro, della stagione di prosa del Teatro Sociale di Rovigo. “Cosa nostra spiegata ai bambini” il titolo dell’importante monologo, scritto da Stefano Massini, per la regia di Sandra Mangini.

E che il testo sia stato scritto da Massini lo si può cogliere dal ritmo incalzante e da telecronaca che è stato proposto, con un susseguirsi di parole che diventano cicliche oltre che poetiche nel suo essere pronunciate dalla grande attrice che, con la sua magistrale interpretazione riconosciuta e apprezzata dal pubblico, ha saputo restituire il dramma della mafia in Sicilia, in particolar modo nel periodo degli anni ’80 quando era stata eletta sindaco la “signora dottoressa”, secondo l’intercalare dell’intero monologo, Elda Pucci, colei che ha saputo alzare la testa contro l’orrore.

Si intrecciano, in quella che è una narrazione puntuale, scandita dai nomi dei giovani pazienti della dottoressa, abbandonati a se stessi come cani randagi nella Palemo del tempo, tutti i fatti, i morti, le stragi, i ricordi di grandi come il generale Dalla Chiesa, Piersanti Mattarella, Pio La Torre, Pippo Fava e molti altri, in contrasto ai nomi di “picciriddi” che sono cresciuti portando morte e povertà a Palermo, i Buscetta, Totò Riina, Vito Ciancimino.

Si sono “chiddi forti” e ci sono anche “chiddi deboli”, ma soprattutto ci sono “chiddi più”, quelli che sanno di essere trattati come carne da macello, ma che hanno la consapevolezza di voler trovare la propria via, come nel caso della stessa Elda Pucci, la prima a far costituire il Comune come parte civile in un processo di mafia.

Ad impreziosire il racconto, le musiche tra sogno onirico e tradizione popolare di Enrico Fink, eseguite dal vivo, insieme ai Solisti dell’Orchestra Multietnica di Arezzo. E ancora, imponente e piacevole il gioco tecnico sulle luci che diventano parte integrante della performance, isolando i semplici ma significativi elementi scenografici, composti da sedie che si scompongono e ricompongono in base ai fatti narrati.

Una prosa che è qualità perché interroga lo spettatore e non solo lo intrattiene, perché si è ribadito come il teatro deve essere, innanzitutto, teatro civile. Uno spettacolo che tutti, in particolar modo i più giovani, dovrebbero vedere e ricordare per comprendere e per cambiare il presente in funzione di un futuro che profumi, davvero, di primavera.

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