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L’uomo che inventò Scano Boa

Alberto Gambato racconta come nacque il film dedicato all’area del Delta resa celebre da Cibotto

L’uomo che inventò Scano Boa

A cent’anni dalla sua nascita, si ricorda uno dei registi che, seppur rimasto in ombra rispetto ai grandi nomi di altri italiani, ha portato in auge il delta polesano. Renato Dall’Ara nacque a Rovigo cent’anni fa oggi. Divenuto noto al grande pubblico per il film “Scano boa”, in realtà il suo lavoro iniziò ben prima, a partire da un fatto di cronaca dal quale poi egli produsse un cortometraggio, che a sua volta ispirò l’omonimo romanzo di Gian Antonio Cibotto.

A recuperare la storia di Dall’Ara, tra luci ed ombre, il film-maker rodigino Alberto Gambato che, in occasione del sessantesimo anniversario da Scano Boa, curò il cortometraggio pluripremiato “L’isola che c’era”, da un’idea di Vittorio Sega, tra recupero documentaristico del corto di Dall’Ara, intrecciato a nuove immagini di Scano Boa e a testimonianze.

“Tutto parte, nella breve carriera di Dall’Ara - racconta Gambato - da un fatto di cronaca: la nascita di una bambina su una barca che trasportava la salma di un pescatore annegato. Da qui, l’idea prima del cortometraggio da parte di Dall’Ara, che sarà la base del successivo film del 1961. Il cortometraggio indipendente era stato realizzato in 16mm ed è stata la prima produzione cinematografica totalmente polesana, spopolando poi anche in festival internazionali in tutto il mondo. Molti pensano che il libro di Cibotto sia un unicum; in realtà, Cibotto che ha avuto il giusto riconoscimento per il suo romanzo, si basa su questo primissimo cortometraggio di sette anni prima”.

Prosegue: “Su Dall’Ara, poi, tante storie aleggiano, in particolar modo riguardo la sua morte, nel senso che, dopo non essere riuscito a costruirsi una vera e propria carriera, pare sia morto in condizioni di estrema indigenza, a Verona, ma non si sa con precisione. Le persone con cui io stesso ho parlato sostengono di non essere andati al suo funerale. Potremmo quasi pensare che Dall’Ara non sia morto davvero perché nessuno è andato al suo funerale”.

Riguardo il rapporto con Cibotto, Gambato racconta: “Erano stati compagni di classe, avevano frequentato entrambi il liceo Celio, pur schierati a livello partitico diversamente. Dall’Ara aveva lambito il movimento di liberazione, ma era un comunista, mentre Cibotto aveva una formazione cattolica. Nonostante queste differenze, i due avevano tra loro un forte legame di stima e di amicizia, sancito in particolare da Scano Boa in cui vita e morte si intrecciano nel punto in cui la civiltà padana finisce”.

“I polesani - conclude il video-maker - hanno sempre dovuto auto-raccontarsi. Ecco perché la necessità del cortometraggio. Dall’Ara è stato un animatore istrionico, molto bravo a tenere insieme e a convincere le persone. La pellicola che aveva usato era stata raccattata qua e là tra prestiti. Quello gli avrebbe permesso di fare il cinema vero, ma poi non è riuscito a costruirsi la sua strada. Da qui anche l’idea del mio ‘L’isola che c’era’, il cui fulcro è l’intervista a Lamberto Morelli, unico sopravvissuto di quella troupe”.

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