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“Musica è magia. Poetica dei Pooh”

Lo storico componente della band musicale si racconta nel libro “Che spettacolo è la vita”

“Musica è magia. Poetica dei Pooh”

Giunto all’importante traguardo degli ottant’anni portati splendidamente, Roby Facchinetti si è raccontato dialogando senza veli con il suo alter ego, il piccolo Camillo - vero nome del compositore, pianista-tastierista e cantante dei Pooh - nella sua prima autobiografia, “Che spettacolo è la vita” (Sperling & Kupfer), che presenterà a Rovigoracconta domani alle 21.30 in piazza Vittorio Emanuele II.

Ha così deciso di regalarsi e regalare ai suoi tantissimi fans, che attraversano le generazioni di oltre mezzo secolo, ma anche ai suoi amatissimi figli e nipoti, il racconto della sua vita da un punto di vista individuale e non corale da palcoscenico (o non solo), svelandone in un confidenziale colloquio con il lettore anche le parti meno note, a partire dalla spensierata infanzia in una mitica valle di Astino (Bergamo), alle cui radici non è mai venuto meno, nella fitta trama degli affetti, insegnamenti e prime esperienze.

Quanto ha contato tutto questo nella sua vita?

“Sono il filo rosso di tutto il racconto. Quel bambino con la cartella di legno è rimasto in me indelebile, come i ricordi di un’infanzia straordinaria in libertà, dove tutti eravamo parte di una comunità, ciò che oggi non è più possibile. Tra gli insegnamenti, il più importante, anche per i giovani di oggi, è che per ottenere dei risultati bisogna lavorare sodo senza staccare mai; avere sempre un sogno in cima ai tuoi pensieri, da non dormirci”.

E il suo sogno è stato la musica…

“La musica è magia, quando ti arriva, ma ancora di più il comporre, la mia professione. Ho iniziato presto da bambino e mi è sempre venuto naturale, di getto, seguendo l’istinto e l’ispirazione. Sono un creativo e dalle emozioni ho avuto l’ispirazione più forte”.

Le è costato sacrificare se stesso per il gruppo, i Pooh, gli “amici per sempre”?

“Artisticamente non ci sono stati sacrifici, perché la nostra grande fortuna è stata di incontrarci in una combinazione miracolosa e i sacrifici sono stati ricompensati dal tanto che ho avuto. Il rimpianto, da un’altra parte, è stato invece il non aver potuto “vivere” i miei figli ed essermi perso tanta parte della loro vita”.

Nel libro afferma di avere scelto la “poetica della positività”, per far emergere il “bello della vita”.

“La mia filosofia è sempre stata di fare qualcosa di utile attraverso la musica, come quando è nata “Rinascerò, rinascerai” per dare, insieme al mio amico Stefano D’Orazio un nuovo messaggio di vita durante il difficile momento del lockdown, anche se lui, purtroppo, non ce l’ha fatta. Non mi sono ancora abituato che non ci sia più: una persona veramente straordinaria, che ho vissuto in tutte le sfaccettature. Entro l’anno porterò in scena il nostro “Parsifal opera nuova”, scritto con Stefano, in un’edizione rinnovata e più umanizzata del mito.

Un’altra grave perdita è stata quella del “poeta” Valerio Negrini, autore della maggior parte dei testi.

“Con Valerio eravamo complementari, sempre in sintonia: sapeva esattamente che cosa io volessi da lui. Un altro dei doni della mia vita, insieme a tanti altri importanti incontri.

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