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Opera prima ha preso il largo

Proposti “Rivolti” del progetto Momec, e “Sirene”, soundwalk journey di Sara Vilardo

Opera prima ha preso il largo

La ventesima edizione del festival Opera Prima consegna gli spettatori al viaggio. Ma non un viaggio di piacere, un viaggio fatto di rotte possibili e impossibili, il viaggio di chi scappa dalla guerra, il viaggio di chi deve trovare un altro Paese per poter fare carriera, abbandonando così il proprio senso di casa per doverlo trovare altrove, con o senza la propria famiglia.

In modi diversi, è questo ciò che vogliono dire i primi due lavori proposti durante la prima giornata, tenutasi ieri, ovvero “Rivolti” del progetto Momec condotto da Mario Previato, con Antonia Bertagnon e Fiorella Tommassini, e “Sirene”, soundwalk journey di Sara Vilardo, attrice in residenza a Rovigo proprio in queste settimane.

“Rivolti” è un modo per guardarsi dentro, per comprendere qual è il vero volto dello spettatore che entra da solo nello spazio scenico in Gran guardia per guardare ma soprattutto per guardarsi. Nel percorso compiuto da Momec in questi anni di festival, questo risulta essere il lavoro più introspettivo, forse il più complesso, ma anche il più interessante poiché spinge ad alcuni limiti chi entra, tra barche che partono, bombe che per forza esplodono, ma anche voci, interiori ed esteriori che si fanno sentire. Rivolti è nuovo volto ed è rivoluzione. Bastano pochi passi per perdonare sé di ciò che non è stato, ma che può ancora essere.

“Sirene”, ispirato al viaggio di ritorno di Ulisse in patria, è un vero e proprio nòstos, da cui il termine ‘nostalgia” in italiano. È quella nostalgia di casa che fa andare oltre, ma che tiene ancorati alla propria Itaca. E allora, nel viaggio itinerante che si compie in luoghi ameni, ma anche brutti della città, si comprende che Itaca non è un’isola. Itaca è l’essere e l’esistere insieme all’altro e agli altri. Le Sirene sono nelle cuffie che accompagnano gli spettatori in tutto il viaggio, chiamati anche a esplorare come Odisseo, a banchettare come dai Feaci, a rimanere rinchiusi come da Calipso. Insomma, a compiere la propria Odissea.

La giornata è poi proseguita con i laboratori a chiamata pubblica a cura di Teatro del Lemming, tenutisi nelle piazze della città. E non è mancata la festa con la musica degli Psycodrummers.

Oggi, si ricomincia dal teatro mangiato di Teatro delle Ariette, in pausa pranzo e a cena al teatro Studio, mentre alle 21.30 sarà possibile partecipare ad un grande ritorno: “Jago”, di Roberto Latini al teatro Sociale. Per conoscere da vicino gli artisti, c’è il prefestival dalle 11 ai Giardini Due Torri. Per informazioni e prenotazioni, biglietteria in Pescheria Nuova o 3273952110.

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