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Opera prima, teatro da vedere da ascoltare e da mangiare

Ieri la performance del teatro delle ariette. Mercoledì esibizione Psycodrummers

Opera prima, teatro da vedere da ascoltare e da mangiare

Una domanda sorge, durante il secondo giorno di festival Opera Prima: dove si trova davvero il teatro? A dare una risposta a questo quesito che potrebbe rimanere insoluto, ma che nel cuore dello spettatore la risposta ce l’ha, è stato Teatro delle Ariette, compagnia storica proveniente dalla Valsamoggia in cui mondo rurale e teatrale combaciano e si contaminano, quasi a realizzare empiricamente le Georgiche virgiliane che all’altezza della poesia univano il coltivare la terra.

E la risposta è arrivata per sessanta fortunati spettatori che in due repliche hanno potuto assistere ad una delle proposte più straordinarie, grazie a tre attori che magistralmente hanno consegnato anima, cuore e tagliatelle al pubblico in teatro Studio posizionato attorno ad un grande tavolo.

Perché questo è un “Teatro da mangiare?”, il cui titolo prevede il punto interrogativo, ma che alla fine della performance quel punto interrogativo lo toglie per lasciare spazio, invece, a quel tripudio di emozioni che come noci, rosmarino, mandorle e prezzemolo, hanno condito la visione di chi guardava.

Un viaggio nella memoria di uno spettacolo storico, iniziato dal 2000, che nel tempo si è plasmato in base al tempo che passava. Attorno ad un tavolo, si compie un miracolo, un qui ed ora senza precedenti, in cui ognuno dei tre, la coppia Paola Berselli e Stefano Pasquini, insieme a Maurizio Ferraresi, hanno saputo essere presenti a sé stessi e agli spettatori secondo una variazione coloristica di immagini e di emozioni difficile da riportare, soprattutto nella pronuncia di parole ponderate e pesate che suonavano nella loro autenticità.

La giornata di festival è proseguita ancora con “Rivolti” in Gran Guardia, proposto dal collettivo Momec, e con “Sirene”, il soundwalk journey di Sara Vilardo. La serata si è poi conclusa con un altro pezzo storico, lo “Jago” di Roberto Latini, che proprio ad Opera Prima era stato proposto nel 1998. Un salto nel tempo e nel teatro. La musica del Dopofestival è stata a cura di Ciri e Tirgan Fantini.

Nel pomeriggio di mercoledì scorso molto seguita, in centro, l’esibizione “ritmica” degli Psycodrummers. Il gruppo rodigino ha introdotto la novità di quest’anno.

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