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teatro sociale

“Ecco la mia Madama Butterfly”

“La protagonista è una donna enorme: eroina classica, ma allo stesso tempo è contemporanea”

“Ecco la mia Madama Butterfly”

“Madama Butterfly” inaugura la nuova stagione lirica del teatro Sociale di Rovigo, chiudendo il ciclo dedicato l’anno scorso al centenario della morte di Puccini, con un doppio anniversario che celebra anche i 120 anni della sua prima rappresentazione. Dopo l’anteprima del Teatroragazzi lo scorso martedì, l’opera, tratta dal libretto di Giuseppe Giacosa e Luigi Illica, debutterà questa sera alle 20.30 (replica domenica alle 16), nel nuovo allestimento e produzione del Sociale in coproduzione con i teatri comunali di Padova e Treviso.

Abbiamo raggiunto per telefono il regista Filippo Tonon, che si è occupato anche delle scene e costumi. Filippo Tonon è un artista multidisciplinare che si occupa di regia, scenografia, costumi e luci per opere liriche e coreografiche. Ha collaborato con importanti teatri e festival italiani ed esteri dal 2006, dopo aver conseguito la laurea in architettura a Venezia nel 2000 e il diploma in canto lirico al conservatorio di Vicenza.

Tonon, perché “Madama Butterfly”?

“Adoro il Giappone, dove sono stato più volte, per l’essenzialità, la purezza delle linee e l’eleganza. ‘Madame Butterfly’, un’opera molto particolare, veramente la ‘tragedia giapponese’, con un’eroina di una forza e attualità singolari. Per Puccini, era molto importante e non si arrese, quando alla Scala non era stata accolta bene, modificandone in meglio l’inizio”.

Quali sono state le sue scelte di regia?

“Mi sono affidato a una ricerca stilistica e a un’attenta analisi musicale, ma ho voluto rivedere la storia, dal mio punto di vista, attraverso una lente che renda onirico come in un sogno, pur rispettando il rigore di alcune tradizioni e l’atmosfera giapponese”.

E per le scenografie e costumi?

“Per la scenografia, mi sono ispirato alla linearità ed essenzialità del Giappone, eliminando alberi e ponticelli e lo stesso nei costumi, non tipicamente giapponesi, con i quali ho voluto rappresentare le scelte dei personaggi. Importante anche lo studio dei colori, basti pensare che il bianco è il colore della morte per i giapponesi. Per esempio, la protagonista è come se portasse la morte nel suo destino; così, in quel ‘ruvida’ indicato da Puccini nello spartito, c’è già il senso di morte”.

Qual è l’attualità di Cio-Cio-San?

“Puccini ha creato una donna enorme. E’ una donna coraggio molto forte, che richiama le eroine greche abbandonate e nello stesso tempo contemporanea, basti pensare all’Italia del secondo dopoguerra o al Vietnam anni ’60 e all’attuale turismo sessuale. Inoltre, è un ruolo di una difficoltà immane, non solo a livello vocale (resta in scena dall’inizio alla fine), ma anche per la resistenza emotiva. Ha una fiducia estrema nell’amore e nelle illusioni e cerca di passare la sua grande forza e resistenza alle poche persone che le sono rimaste vicine, come Suzuki. Per questo nel finale, a sorpresa, Cio-Cio-San viene elevata a ricordo eterno”.

Com’è andata l’anteprima studenti?

“Alla generale ho visto ragazzi attenti e preparati dai loro insegnanti, come mi capita di rado. E’ bello che la musica e la tradizione siano trasmessi ai giovani”.

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