VOCE
Adria
28.10.2024 - 11:00
Passano gli anni, i decenni, ma le ferite della guerra, dell’odio, dei massacri restano sempre sanguinanti. Ma al di là del fatto emotivo è fondamentale la memoria storica collettiva per analizzare e comprendere quello che è successo in quei drammatici mesi dall’8 settembre 1943, annuncio dell’armistizio, al 25 aprile 1945 data della Liberazione. Non solo lezione storica, ma monito per i troppi venti di guerra che soffiano oggi in molte parti del mondo.
Tra i fatti più drammatici di quel periodo, anche se non trova la giusta attenzione nei media nazionali, c’è l’eccidio di Villamarzana dove furono barbaramente uccise 43 persone da parte dei fascisti, come rappresaglia per l’uccisione di due Camicie nere avvenuta il 23 settembre 1944. E meno di un mese dopo, nella notte tra il 13 e 14 ottobre avvenne la fucilazione all’esterno della casa del barbiere, ora monumento storico, con l’uccisone di 42 uomini, tra cui anche un ragazzo che non aveva ancora compiuto 15 anni e altri quattro di soli 16 anni. Uno si salvò miracolosamente, ma per le ferite riportate morì nei mesi successi. A queste 43 vittime vanno aggiunte altre 11 persone uccise nelle settimane precedenti durante il rastrellamento.
Questi drammatici eventi di 80 anni fa sono stati al centro della conferenza organizzata dal movimento civico Impegno per il bene comune con la partecipazione di Gino Bedeschi storico e profondo conoscitore della Resistenza in Polesine, proiettando e commentando una serie di diapositive.
Ed ha esordito condividendo con il pubblico un toccante ricordo personale: sua madre, pur bambina, fu costretta ad assistere all’esecuzione di Tarsilio Crivellari nella piazza di Bottrighe, era il 12 novembre 1944. Lo stesso anno dell'eccidio che spezzò la vita a 43 persone, tra le quali alcuni giovani, nonostante l'eroico gesto del maestro Giovanni Tasso, definito da Bedeschi il "Salvo D'Acquisto del Polesine", che si autodenunciò. “Tuttavia – sottolinea Bedeschi - la furia e la crudeltà fascista, perpetrata esclusivamente dai repubblichini mussoliniani, non si fermò e tutti vennero uccisi. Anche ragazzi di sedici anni furono costretti ad aspettare il loro tragico destino nella casetta del barbiere, mentre, a gruppi di sei, venivano fatti uscire e fucilati contro il muro della stessa casa, oggi divenuto Monumento alla memoria”.
L’incontro si è svolto nel centro civico di Bottrighe, ospiti dell’associazione la Biblioteca di Babele, grazie alla collaborazione del vicepresidente Luigi Bellan. Piena soddisfazione viene espressa da Ibc per “la numerosa e sentita partecipazione di molti cittadini – sottolinea il coordinatore politico Simone Donà - che si sono uniti nel doveroso e profondo ricordo delle vittime”.
Aggiunge Leonardo Bonato che ha coordinato l’incontro: “Sono stati rievocati anche numerosi altri episodi di repressione antipartigiana in Polesine, purtroppo in larga parte caduti nell’oblio, ma abbiamo scelto Bottrighe per questo incontro perché questa comunità ha dato un contributo rilevante alla Resistenza”.
A questo punto Donà rileva che “l’obiettivo di queste iniziative (in marzo è stato organizzato un incontro dedicato a Giacomo Matteotti, ndr) è quello di promuovere la riflessione storica e approfondire la comprensione dei fenomeni e delle realtà sociali del passato e del presente. Per Ibc – ribadisce il coordinatore politico - l'esercizio della memoria è fondamentale affinché il ricordo delle tragedie del passato, rendendo più forti i valori fondanti della nostra democrazia, sia monito e insegnamento per il futuro”.
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