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Papozze

Santa Maria in Punta, piccola patria

Una serata di allegria e rimembranza in un convivio dei ricordi tra le nebbie del passato

Santa Maria in Punta, piccola patria

“Non poteva esserci luogo più adatto di Panarella per presentare un libro di ricordi, e per di più struggenti. Prima di tutto perché la presentazione si è tenuta in una vecchia osteria, punto di passaggio e sosta di cavallanti carrettieri, mugnai, girovagoghi e venditori di sciroppi prodigiosi che diffondevano notizie e saperi, e luogo di ritrovo ove confluiva la comunità di paese per raccontarsi davanti ad un fiasco di vino, tra i profumi della cucina. In secondo luogo perché la storia di Santa Maria in Punta e di Panarella sono simili.

Tenute insieme da un traghetto condotto da Gervasi erano complementari l’una all’altra ed entrambe tentavano di allungare le propri radici nel limo fangoso del Po per ancorarsi e difendere una storia che sembra essere passata sopra di esse senza lasciare traccia. Sembra, ma nella realtà dei fatti i documenti parlano di un andirivieni tra l’una e l’altra sponda di mercanti, pellegrini, contrabbandieri, di insorgenti che corseggiavano lungo il Po, e patrioti che oltrepassavano la Confina, per rifugiarsi in uno stato estero ad un lancio di sasso, lo Stato Pontificio”. Così ha esordito Paolo Rigoni nell’introdurre l’opera.

E citando l’incipt molto bello e poetico, di tono elegiaco, malinconico, triste e nostalgico, ha proseguito: “Armando Vicentini col suo libro ritorna nella piccola patria che non ha mai abbandonato e che ha sempre tenuta viva nella sua mente, che ha sempre alimentato giorno per giorno perché non scomparisse. E così compie un viaggio a ritroso, un viaggio doloroso ma suadente ed invitante come è il sentimento della nostalgia e li fa rivivere tutti i suoi Santamarianti. Entra nelle case, sbircia attraverso le imposte delle abitazioni ormai abbandonate con le finestre che più non ridono, visita le vecchie botteghe, va nel piccolo camposanto per accertarsi di chi sia rimasto".

"Nulla e nessuno gli sfugge. Protende l’orecchio per riudire le voci dei giorni di festa nella piazza della chiesa che si animava del sussurro di un bacio rubato. Chiama tutti per nome e soprannome, e tutti rispondono anche coloro che hanno fondato nuove santamarie in terre straniere. Tutti riporta in vita nel suo libro e li invita a cena nella vecchia osteria, solitaria nella nebbia ma che pare un posto più vivo che mai. Si respira la vita, seppure del passato, e tutti partecipano al convivio. Il tempo si è fermato almeno per una sera”.

E infatti chiosa Vicentini: “Ecco fermare questa erosione e contaminazione per un giorno e ripristinarlo come un tempo, anche se sappiamo che dobbiamo animarlo con dei fantasmi, questo ci fa sentire bene, ravviva il nostro animo, la nostra mente e il nostro cuore”. Ma qui dovremmo far intervenire Leopardi ad intrattenerci sulla rimembranza. E’ stata una bella serata, una magica atmosfera, un calore accogliente, un lieto conversare. In apertura il saluto di Aldina Canato in rappresentanza dell’Amministrazione Comunale, e di Giovanni Raminelli, storico e scrittore, profondo conoscitore delle vicende secolari che hanno unito e diviso la Sinistra con Destra Po incuriosendo i presenti con i numerosi fatti di cronaca e di storia scritta sulle acque e trasportati a mare. A conclusione i ringraziamenti di Armando Vicentini che ha invitato tutti a un brindisi beneaugurante sotto il segno degli osti, Mendina e Venerino.

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