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SPETTACOLI

“La vita è uno sport di squadra”

Le stranezze delle famiglie al centro dello show. “Ma è lì che si trova l’essenza delle persone”

“La vita è uno sport di squadra”

Gabriele Cirilli, uno dei volti più amati della comicità italiana, torna a calcare i palcoscenici teatrali con il suo nuovo spettacolo “Cirilli & Family” in collaborazione con la "Ma.Ga.Mat. Srl" e con la produzione e la distribuzione di Ventidieci. Un ritorno alle origini per l’artista nato professionalmente sotto la guida del grande Gigi Proietti, e oggi capace di alternare leggerezza e profondità nelle sue performance. Il tour fa tappa ora a Rovigo sabato 18 gennaio, alle 21, al Teatro Sociale.

Dal teatro, alla Tv, e ora un ritorno al teatro. Si può parlare di un ritorno alle origini? Qual è la parte più bella del calcare il palco di un teatro?

“In realtà, nonostante la presenza in Televisione, non ho mai abbandonato del tutto il teatro, perché Gigi Proietti, il mio maestro, mi ha sempre insegnato che il teatro ha una magia particolare. Sul palco c’è un rapporto immediato con il pubblico: senti subito le risate, gli applausi (o anche il silenzio), ed è questa connessione istantanea che rende tutto così speciale. In Tv non hai lo stesso feedback immediato, non sai come il pubblico stia reagendo in tempo reale dall’altra parte. Il teatro, invece, è vivo”.

Lei ha avuto l’onore di imparare da Gigi Proietti, uno dei giganti del panorama artistico italiano. Qual è il suo ricordo di lui?

“Artisticamente, sono nato con lui. È stato un maestro ineguagliabile, capace di cogliere il talento e valorizzarlo. Mi ha sempre incoraggiato a ‘rubare’ con gli occhi ogni sua lezione, e mi ha dato fiducia. Grazie a lui ho sviluppato una versatilità che mi permette di passare dalla comicità al drammatico. La conferma della capacità di stare quel palco arriva quando il pubblico si alza in piedi alla fine di uno spettacolo. Lì sento che quello che Gigi mi ha trasmesso ha un valore, una sostanza che dura nel tempo”.

Nel suo spettacolo parla di famiglie e delle loro stranezze. Quanto c’è di autobiografico in questo lavoro?

“Tantissimo. Tutto parte sempre da un presupposto autobiografico. Racconto delle famiglie in ogni loro forma: lui e lei, lui e lui, o lei e lei. Analizzo i luoghi comuni e li trasformo in comicità, perché è nelle stranezze che spesso si trova la vera essenza delle persone. Ma, al di là delle risate e dell’ironia, lo spettacolo vuole trasmettere un messaggio chiaro: quando una squadra funziona, vince. Questo principio si estende anche oltre la famiglia, come in una squadra di calcio: se ognuno fa la sua parte, se la squadra funziona, allora il risultato è garantito e tutti vincono”.

La famiglia come squadra, ma anche come simbolo di un’umanità che lascia un’eredità alle generazioni future. Cosa vorrebbe lasciare lei personalmente?

“Grazie alla collaborazione con grandi docenti ho aperto una scuola teatrale all’Aquila, La Factory di Cirilli, simile a quella di Gigi, dove formiamo giovani attori e li prepariamo al mondo del lavoro. Questo è un ambiente difficile, ma ci mettiamo il cuore per dare una mano. La mia scuola accoglie studenti da tutta Italia, li ospitiamo e li aiutiamo a trovare il loro posto nel teatro e nella vita”.

In questo show c’è uno spazio anche per le nuove generazioni..

“Nel mio spettacolo, c’è una scena in cui un attore interpreta il ruolo di mio nipote. Nel nostro dialogo gli dico di lasciar perdere il cellulare per vivere le emozioni reali. Vorrei che i giovani imparassero a vivere il presente a ritrovare quella ‘magia’ che solo il contatto diretto che le persone è possibile vivere. Non è che la tecnologia sua il male assoluto, chiariamolo, ma la chimica dal vivo è tutta un’altra cosa”.

Ripensando ad uno dei suoi primi personaggi in Tv con la celebre frase “Chi è Tatiana” , in cui si usavano termini come “brutta” o “grassa”, pensa che oggi si riuscirebbe a fare una comicità uguale, quando ormai tutto è criticato e c’è sempre il rischio di essere accusati di body shaming?

“All’epoca, quel personaggio aveva un messaggio inclusivo: ridevamo insieme delle nostre insicurezze, non era uno spettacolo ‘contro qualcuno’. Con quel personaggio volevo esorcizzare i complessi, aiutare le persone a sentirsi bene con loro stesse. Io dico sempre ‘è meglio essere grassi che fare una magra figura’ ma quello era un periodo in cui o eri magro e bello o eri sbagliato. È bello che quel personaggio rimanga nella mia storia, oggi, però, credo sarebbe più difficile proporre lo stesso tipo di comicità, perché il rischio di essere fraintesi è alto. Allora si usava l’arma dell’ironia per accettarsi; oggi è tutto più delicato”.

Cosa si aspetta dal suo ritorno a Rovigo e da questo tour?

“Rovigo ha un significato speciale per me: ci ho recitato con Flavio Bucci nel 1991, e allora promisi a me stesso che sarei tornato di nuovo nei teatri di tutta Italia che avevamo toccato in quel tour. E poi mio nonno era Veneto, veneziano per l’esattezza, per questo ci tengo a venire in Veneto. Questo spettacolo è un modo per riaffermare la magia del teatro, che purtroppo, nell’epoca di internet e del fenomeno degli influencer rischia di perdersi. Voglio continuare a lavorare così, portando una comicità che sia per tutti, dai bambini agli anziani, capace di far riflettere oltre che divertire. Saranno due ore di grande divertimento e di qualità, le musiche sono curate dal tenore Gianluca Terranova mentre la regia è sata affidata a Carlo Conti. Alla fine ci sarà anche una speciale sorpresa ispirata a ‘Tale e quale show’ ma non la voglio svelare per non rovinare la sorpresa”.

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