VOCE
Adria
30.05.2025 - 09:00
Sogno, utopia, evasione, stravaganza? Che cosa è stata la Tamisiana Repubblica di Bosgattia? Una risposta, per quanto parziale e sicuramente incompleta, arriverà domenica da Gorizia che, insieme a Nova Gorica, è la “Città europea della cultura 2025”.
In questi giorni, sempre nella città friulana, è in corso la 21^ edizione del festival internazionale “èStoria”: nell’ambito di questa manifestazione domenica alle 12 nella sala Borgo Cinema, si parlerà di Luigi Salvini e della Repubblica da lui fondata nel 1945 sul Delta del Po, sull’isola del Balutìn, affacciata sull’ampia golena di Panarella. Intervengono Daniele Milan con un breve excursus sulle città ideali, Patrizia Lucchi Vedaldi che ha curato la ricerca “Luigi Salvini, Rade Petrovic e l’utopia sul Delta del Po”, ovvero storie sui confini tra le guerre e la guerra fredda pubblicata l'anno scorso in due puntate dalla rivista “Slavia”, soffermandosi anche sul rapporto privilegiato di Salvini con la lingua e la cultura slovena sin dagli anni Trenta.
Chiude l’incontro l’avvocato adriese Antonio Sturaro, geloso custode dell'archivio dello zio Ivo Bergamasco, bosgattese della prima ora. Grande cultore e storico della Repubblica di Bosgattia è stato Antonio Dimer Manzolli la cui testimonianza sarebbe stata oggi quanto mai preziosa. E proprio l’ex sindaco di Papozze, scomparso due anni fa, ha aperto la serie dei “Quaderni dell’Accademia del tartufo del Delta del Po” con l’opuscolo “Repubblica di Bosgattia – A tavola con Salvini” ora disponibile nel sito web.
Nato a Milano nel 1911 Salvini arrivò in Polesine sul finire degli anni Trenta attirato dalla passione per Diana, ma vi si fermò subito dopo la guerra. In Polesine trovò i suoi due grandi amori: la moglie Matelda, figlia del celebre musicista adriese Nino Catozzo, e la bellezza di una terra incontaminata, una bellezza che volle far conoscere agli altri, soprattutto ai tanti amici in tutta Europa. “Qui scopre che uomo e natura possono essere un tutt’uno” puntualizza Dimer Manzolli.
“La prematura morte di Luigi Salvini, deceduto a soli 47 anni – ricorda Sturaro - ha di fatto impedito che i due mondi a lui cari continuassero a dialogare: così in Polesine è poco conosciuto il suo impegno culturale, volto alla penetrazione della lingua e della cultura italiana in Paesi d'oltre confine e alla divulgazione delle lingue e delle culture balcaniche e ugro-finniche in Italia. Al contempo il mondo accademico non conosce Bosgattia e la sua capitale Bosgattopoli, la lanca di Panarella e l'isola del Balutìn”.
Prosegue Sturaro: “Se all'inizio era un luogo riservato a pochi eletti, dopo l'alluvione del novembre 1951, per dare un nuovo slancio all’economia locale messa in ginocchio dal cataclisma, sin dalla primavera del 1952 Salvini si impegnò a far conoscere le bellezze del Delta del Po, aprendo la sua Repubblica anche a turisti e a curiosi. Pubblicò alcuni articoli su riviste specializzate e organizzò una grande festa con letterati e gente comune dei paesi vicini”.
Quindi conclude: “L’utopia di Salvini non era solo un modo alternativo di vivere la natura, come spesso si legge, era anche una sfida lanciata alla cultura e alla politica imperanti”.
Intanto domani mattina alle 9.30 nella chiesa di Bellombra padre Giuliano Salvini celebrerà una messa in memoria degli antenati, famiglie Salvini e Catozzo, alla presenza dei fratelli che arriveranno appositamente Giuseppe dall'Inghiltera e Piero da Roma con rispettive famiglie. E domenica saranno a Gorizia per il convegno.
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