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Un tocco di Hollywood al Venezze

Per l’occasione ha inventato un nuovo strumento: “Sperimento e creo"

Un tocco di Hollywood al Venezze

Che ne sanno gli studi di produzione di un’allettante collina, glitterata alla Hollywood, e i corridoi di registrazione di Hans Zimmer della piccola Rovigo? Non il panorama del Po, quello della California, ma senz’altro un rappresentante illustre del Polesine c’è anche nel cuore degli “States”.

Era il 2007 quando proprio gli studi di Los Angeles accoglievano Diego Stocco, quel ragazzo che ha saputo reinventarsi e sperimentare dando vita a un’intricata alchimia di strumenti, una meccanica musicale fatta di sonorità nuove e in divenire, un’avanguardia, per dirla alla dadaista, che ne ha fatto la cifra stilistica di una lunga carriera di successi musicali tra le colonne sonore di “Sherlock Holmes” di Guy Rithie.

Tutto parte da qui, a Rovigo, o meglio, in quel 1976 quando Diego nasce in una famiglia che, di “meccanica”, spiega, se ne intendeva: “Fin da bambino ero molto vivace e esuberante, mi piaceva imparare a costruire cose, tra mio nonno camionista e mio papà, macellaio, quei lavori furono una fonte inesauribile di attrezzi che usavo come giocattoli, così mi sono appassionato nel creare e reinventare oggetti, fino agli strumenti musicali con i quali suono”.

Stocco, come è avvenuto il primo incontro con la musica e perché?

“E’ stato fortuito perché alcuni amici di famiglia avevano una piccola pianola. Avevo sei anni. Mi colpì subito, iniziai a chiederne di averne una. Dopo una brevissima parentesi al conservatorio di Rovigo, iniziai a sperimentare tanti differenti mestieri e molteplici passioni, passando da Delta Radio, Radio Montecarlo, Radio 105, Rd a una passione per le sonorità dei film. Il lavoro sul campo mi ha permesso di acquisire le conoscenze per fare musica: se manca la tecnica, il sogno, l’ideale, un motivetto che suona nella testa rimane sono un’idea. La passione, quindi, in realtà è nata con il tempo, non con un ragionamento cosciente”.

Un’evoluzione - come le foglie che crescono lente da quel bonsai dal quale è riuscito a tirare fuori l’essenza della musica - in progress che lo ha portato a modificare, cambiare e rinnovare strumenti, regalando mezzi musicali unici e inimitabili. Sembrano quasi ricordare le torri di Rovigo i doppi archi, le corde quadruple o i tris di ricci delle sue composizioni. Invenzioni che lo hanno condotto dritto dritto nel campidoglio di Hans Zimmer, anche lui incetta di Oscar e una sfilza di successi impressi nella storia, basta nominare “Il re leone”, “Il gladiatore”, “Pirati dei Caraibi”, “Interstellar”.

Ma come è stato lavorare accanto a Zimmer?

“Mi ha notato e voluto come uno dei solisti in ‘Sherlock Holmes’. Avevo appena costruito l’Experibass, Hans mi ha incoraggiato fin da subito. Esperienza fantastica, si vede un mondo che non si riesce a immaginare dall’esterno. Mi ricordo l’incontro, per ‘Inception’ con Christopher Nolan per la presentazione delle prime idee sonore del film, ho sperimentato e creato”.

Diego Stocco accanto al compositore Hans Zimmer;

Ha qualche compositore preferito o d’ispirazione?

“Morricone sicuramente; ma non ho mai condiviso il suo stile nelle mie produzioni. Lui è lui. Io ho un approccio più sonoro, stratifico suoni e melodie. C’è sempre bisogno di sperimentare. Quello che faccio io punta a scoprire delle timbriche, dei modi di suonare che non esistono ancora”.

Vivaldi, secondo il report 2025 della Federazione industria musicale italiana (Fimi) è nella top ten degli artisti italiani più ascoltati all’estero. Serve la musica classica?

“Tutto quello che è esistito aiuta a creare quello che esisterà. Se non hai l’idea, una base solida di chi ti ha preceduto, non sai dove andare. E’ molto molto importante, ti costruisce il vocabolario musicale”.

Ed è proprio nel tempio della musica cittadina, il conservatorio Venezze, che Stocco porterà la sua esperienza nella mastecralss in programma per domani e sabato (alle 10.30 all’auditorium Tamburini). Un momento di confronto e scambio, con un inedito strumento realizzato per l’occasione: alla stregua di un sound design d’eccellenza che strizza l’occhio alle sperimentazioni del suono, per un abbraccio completo con l’emozione; un ponte tra generazioni e stili, insomma, quasi come il Golden Gate americano, sia mai che anche Zimmer non si palesi tra i cieli rodigini.

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