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Settant’anni di imprese in sella

Dalla maglia bianca al record dell’ora, racconti di sport e umanità nella rassegna di Core di Carta

Settant’anni di imprese in sella

Una leggenda del ciclismo, un simbolo dello sport italiano e un uomo che ha saputo trasformare la fatica in arte: Francesco Moser è stato protagonista di una serata speciale all’Isola di Albarella, nell’ambito della rassegna culturale dedicata agli autori e ai libri. Accolto da una platea entusiasta e introdotto da Alessandra Capato e dal giornalista Ivan Malfatto de Il Gazzettino, Moser ha presentato il libro “Un uomo, una bicicletta”, scritto per celebrare i suoi settant’anni e le sue memorabili imprese.

"È un grande onore avere con noi una figura che ha scritto la storia del ciclismo – ha detto Capato – Questa rassegna è resa possibile grazie all’impegno dell’Associazione Core di Carta e alla collaborazione con Bruna Coscia, che saluto con affetto".

Francesco Moser è arrivato tra gli applausi, con la sua consueta sobrietà e il carisma di chi ha vissuto esperienze straordinarie senza mai montarsi la testa. Un uomo rimasto legato alla sua terra, il Trentino, al suo stile di vita sano e alla fatica vera, quella della strada, dell’asfalto, del sudore.

Nel suo libro, Moser racconta la sua carriera attraverso dieci biciclette, simboli concreti di tappe fondamentali di una vita sportiva irripetibile. "Ho voluto legare ogni bicicletta a un periodo della mia carriera – ha spiegato – Perché ogni mezzo che ho usato ha un valore affettivo e storico. È stato testimone di vittorie, sconfitte, sacrifici".

Con 279 vittorie su strada da professionista – nessun italiano ha fatto meglio – Moser è entrato nella leggenda: dal mondiale su pista nel ’76 a quello su strada nel ’77, dalle tre Parigi-Roubaix al trionfo al Giro d’Italia del 1984. E poi le classiche, i record dell’ora , la Milano-Sanremo, la Freccia Vallone.

"Quando corri per vincere, ti dimentichi tutto – ha detto Moser – Non pensi al freddo, alla fatica, pensi solo a dare tutto. Il ciclismo è uno sport che non ammette scorciatoie".

Recentemente, Moser è tornato protagonista al Tour de France per celebrare i 50 anni dalla sua partecipazione nel 1975, quando vinse la prima maglia bianca destinata al miglior giovane. "È stata una grande emozione tornare là – ha raccontato – Ho premiato un giovane tedesco, proprio come lo ero io allora. La storia si ripete, ma con volti nuovi”.

Durante la serata, Moser ha anche ricordato momenti curiosi della sua carriera, tra cui una cronometro in Piazza San Marco a Venezia nel 1978: “Abbiamo fatto un ponte di barche per attraversare il Canal Grande. Era una sfida logistica e sportiva, ma anche uno spettacolo unico”.

Una serata intensa, fatta di memoria, passione e ironia, nella quale il pubblico ha potuto toccare con mano il lato più autentico di un campione: non solo un atleta formidabile, ma anche un uomo che non ha mai smesso di pedalare. Nella vita, come in corsa.

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