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“Anche un no fa fare grandi salti”

Il loro libro è un manuale dedicato a ragazzi e genitori, per gestire ansia, emozioni e nuove sfide

“Anche un no fa fare grandi salti”

Rovigoracconta Kids, quest’anno, aprirà anche alla possibilità di dibattito e di formare una comunità pensante, grazie all’intervento di professionisti che potranno guidare, ragazze e ragazzi, nei “grandi salti” della vita. Questa espressione deriva da uno dei libri che saranno protagonisti della giornata, ovvero “Pronti per il grande salto. Come vivere la scuola media e gestire ansia, emozioni e nuove sfide”, scritto a quattro mani da Barbara Tamborini e Alberto Pellai.

L’incontro sarà dedicato proprio ai ragazzi che stanno attraversando una fase di cambiamento importante nella loro vita e si terrà alle 10.45 nell’anfiteatro. E’ la psicopedagogista Tamborini a parlarne.

Come ci si allena a parlare a un uditorio così attento come quello dei ragazzi?

“Per me conta molto l’esperienza quotidiana, avendo figli tra i 17 e i 15 anni. Mantenere un canale comunicativo con loro significa riuscire a tenere viva l’attenzione. Ciò che conta è parlare con i ragazzi con un linguaggio comprensibile, partire da fatti concreti, situazioni vissute in cui è facile identificarsi. E’ importante, soprattutto in questo momento storico, sintonizzarsi con i ragazzi, condividendo un ponte emotivo”.

Cosa dovrebbero ricordare gli adulti quando si trovano di fronte ai “grandi salti” dei figli?

“Come adulti dobbiamo imparare a tenere la giusta distanza che significa stare vicino ai nostri figli e studenti, ma con il cuore e con la testa, da una parte sentendo le loro emozioni, ma dall’altra comprendendo quali sono le parole da dire nel momento giusto. Ad esempio, i ‘no’ fermi sono importanti, anche se generano frustrazione. Bisogna essere adulti incoraggianti, ma non spaventati. Quello verso la scuola media è il primo grande salto verso l’età adulta, verso l’autonomia. Avviene un cambio di paradigma: dal primo giorno delle medie, i docenti si rivolgono agli alunni e non è più compito del genitore pensare a cosa c’è nello zainetto”.

Nella società di oggi i “grandi salti” sono più difficili?

“La difficoltà più grande sta nel fatto che c’è una complessità di fondo. Gli adulti hanno idee molto diverse, quindi un ragazzo prima sente un genitore, poi sente il professore, poi magari l’allenatore e qualcun altro. E’ possibile che nei diversi contesti ci siano visioni e valori e priorità differenti. Non parliamo poi dei media in generale che offrono un universo di possibilità. Dunque, per un ragazzo è difficile fare sintesi in un contesto così sovradimensionato. C’è una sproporzione tra gli stimoli che vengono dati e la presenza di adulti sintonizzati. Ai ragazzi dico: fate tanta palestra di relazioni, anche se a volte può sembrare faticoso. Bisogna mettersi in gioco anche solo nel proprio quartiere con gli amici, all’oratorio, con la squadra di sport. Più esperienze si fanno, più si acquistano le capacità che nella vita faranno la differenza”.

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