VOCE
rovigo
20.11.2025 - 06:01
“E’ stata un’inesausta, logorante, tormentata vicenda umana, quella di Toni Cibotto; un’esistenza errante, consumata in un’urticante combustione di amore e di odio, nell’inquietante sensazione di non appartenere ad alcun tempo e ad alcun luogo. Neppure alla sua terra, che pure ha portato nel cuore fino all’ultimo”: Francesco Jori anticipa il taglio che ha inteso dare alla sua ricognizione su Gian Antonio Cibotto che verrà proposta nella mostra, di cui è curatore, dedicata all’intellettuale polesano, in occasione del Centenario dalla nascita.
La mostra, che si potrà ammirare a Palazzo Roncale dal prossimo 5 dicembre al 29 giugno 2026, curata da Jori, da un’idea di Sergio Campagnolo, è promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, in collaborazione con il Comune di Rovigo e l’Accademia dei Concordi, e prodotta da Arcadia Arte,
La visione del curatore è sintetizzata dal titolo del suo saggio introduttivo al catalogo che accompagna l’esposizione: “Un uomo straniero a sé stesso: dai primi giorni di vita ai suoi estremi momenti”.
Cibotto così si definiva: “Sono uno del Delta padano, niente in comune con il Veneto”. Ed è proprio lì, in quella patria senza confini amministrativi, che nei momenti più estremi Cibotto si reca in cerca di sollievo, di calma interiore, di serenità: “Quando la malinconia bussa con tocchi insistenti alla porta della mia mente, per sfogare l’irrequietudine che diventa un tormento, salgo in automobile e punto su Santa Giulia, a contemplare il frassino imperatore che si staglia enorme all’orizzonte. Lo circondano campi verdi di spugna, e le farfalle gli fanno festa”.
E ancora: “Seduto a riva, nella Sacca di Scardovari, contemplo da una parte il mare d’erba e dall’altra l’immensa distesa d’acqua sulla quale respira il cielo. Contemplo l’infinito, come non accade mai da nessuna parte”.
La mostra rodigina si propone di offrire ai visitatori un itinerario che ne rivisiterà il suo lungo percorso, a partire dagli esordi che lo videro giovanissimo impegnato da volontario nei soccorsi alle popolazioni colpite dalla devastante alluvione del Po del 1951: esperienza da cui poi sarebbe nato il suo primo capolavoro, “Cronache dell’alluvione”. Da lì una sequenza che lo vedrà impegnato nel giornalismo, nella critica letteraria e teatrale, nella ricca produzione libraria, nella promozione di eventi di rilievo nazionale come il Premio Campiello.
Il catalogo accoglie, accanto agli interventi istituzionali e al saggio introduttivo di Francesco Jori, un suo secondo intervento dedicato ai “Diari Veneti” e testimonianze, fra gli altri, di Giancarlo Marinelli, Elisabetta Sgarbi, Romolo Bugaro, Ivan Malfatto.
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