Cerca

rosolina

“In cucina c’è la nostra storia”

Un dialogo diventato racconto e gli abbinamenti con i personaggi famosi. “A Zaia? Il tiramisù”

“In cucina c’è la nostra storia”

Una sera d’inverno che sa di casa. La presentazione del libro “Un anno di ricette dolci dalla mia casa nel Delta del Po” di Isi Coppola si è svolta, l’altra sera, all’auditorium Sant’Antonio di Rosolina, davanti a una sala piena. Presenti l’amministrazione comunale, molti amici di lunga data dell’autrice e numerosi partecipanti che nel tempo hanno avuto modo di conoscere e assaggiare alcuni dei dolci oggi raccolti nel libro. Un pubblico attento e partecipe, espressione diretta del legame tra l’autrice e il suo territorio.

A guidare il racconto Luca Crepaldi, presidente del gruppo Editoriale La Voce di Rovigo, che ha costruito un dialogo a tre voci che ha trasformato le domande in piacevoli occasioni di racconto, mai autoreferenziale, dove parola scritta, cucina e vino si sono intrecciati con naturalezza. Accanto a lui, l’autrice del libro ed Emanuela Pregnolato, sommelier curatrice della parte enologica. “Dodici mesi, uno per ogni mese dell’anno, più le feste che scandiscono il nostro calendario emotivo”, è così che Crepaldi ha introdotto il libro: “Un viaggio ordinato dal tempo, ma attraversato dalla libertà della contaminazione”.

Una tradizione che non si irrigidisce, ma dialoga con il territorio e con le esperienze personali di chi cucina. Per Isi Coppola, quella di Rosolina è una presentazione diversa da tutte le altre. Qui batte il cuore della sua vita polesana: oltre quarant’anni trascorsi nel territorio, gran parte delle sue radici, della sua storia privata e pubblica. Figlia di una madre profondamente legata alla tradizione del Sud e di un padre del nord dallo spirito mitteleuropeo, la Coppola racconta una casa in cui cucinare era un linguaggio quotidiano. Ognuno con le proprie ricette, le proprie culture, i propri ricordi. Toccante il racconto di un ritrovamento recente, durante le vacanze natalizie: un cassetto mai aperto prima, arrivato in casa con i mobili della madre, scomparsa due anni fa. Dentro, due ricette manoscritte di cannoli siciliani (forse una della nonna), i cilindri di bambù per friggerli, una vecchia siringa per le zeppole. Oggetti che diventano ponti tra generazioni, e che spiegano meglio di mille parole il senso profondo di questo libro.

La parte enologica, curata da Emanuela Pregnolato, è molto più di un esercizio di abbinamento. E’ un vero e proprio racconto parallelo. Vini autoctoni, vitigni storici, passiti rari, muffati affascinanti: ogni calice è scelto per dialogare con il dolce, ma soprattutto con il territorio e con la sua storia. Pregnolato sottolinea come Coppola sia sempre stata una “ricercatrice curiosa, mai paga delle soluzioni facili”. I vini selezionati attraversano l’Italia da nord a sud, dalla Valle d’Aosta alla Sicilia, e diventano “libri liquidi” capaci di raccontare i luoghi da cui provengono. Perché, come ricorda più volte nel corso della serata: “Attraverso la cucina si può leggere la storia di un popolo. Nelle sfogliatelle e nei bignè napoletani si ritrovano le dominazioni straniere, così come nelle nostre tradizioni affiora l’eredità austroungarica”.

Grande spazio è dedicato ai vini passiti, in particolare quelli nati vicino al mare, con note salmastre ed evocative, perfette per sostenere anche i dolci più strutturati. Ogni ricetta del libro è anche una dedica. La crema belga, “che risolve i problemi della vita”, è uno di quei dolci rassicuranti, eleganti nella loro semplicità, che riescono sempre. La caprese è una ricetta storica di famiglia, naturalmente senza glutine, “un dolce che si fa da solo”. Le frittelle vicentine di semola riportano Coppola agli anni vissuti a Vicenza e a un libro ricevuto in dono da un’amica, con la richiesta esplicita di mantenere viva quella tradizione. La crostata di fichi meringata è il dolce di Ferragosto e del compleanno del marito Fabrizio, sempre lo stesso, come un rito che non ha bisogno di essere cambiato. Poi ci sono le dediche più intime: la torta di mandorle allo zio Fernando, uomo di grande cultura ed eleganza; la “pie” al limone con meringa morbida al figlio Lorenzo; il babà alla madre, con quella ricetta “corretta a mano da lei stessa sul mio quaderno di ricette”, ricorda Coppola; i “budini” di riso al Delta del Po, realizzati con il Carnaroli locale, lasciando volutamente il chicco integro, per raccontare un territorio che ha trasformato terre difficili in eccellenza agricola.

Nel gioco delle dediche, sollecitato da Luca Crepaldi, lo sguardo si allarga oltre la sfera privata. Al nuovo presidente del Veneto Alberto Stefani, studioso attento e rigoroso, Coppola affiderebbe un dolce da merenda: una torta di mele, semplice solo in apparenza, come le cose ben pensate. A Luca Zaia, invece, il tiramisù, emblema assoluto della tradizione veneta e dolce identitario per eccellenza, di cui Zaia è convinto cultore e difensore delle origini.

Il libro, scritto e realizzato in appena un mese e mezzo, è il risultato curato di una corsa corale. L’autrice ha voluto ringraziare, tra i presenti in sala, il fotografo Matteo Paparella, Stefania Zamignani, custode di vent’anni di puntate di IsiCooking su Delta Radio, e le raffinate calligrafie a mano di Alessandra Schettino. Un libro che nasce con l’idea di essere usato: con pagine bianche di appunti su cui scrivere, pensato per entrare nelle cucine, sporcarsi, consumarsi nel tempo. Come i ricettari che hanno accompagnato Isi Coppola per una vita, oggi malconci ma indispensabili, e che “Un anno di ricette dolci” potrebbe diventare per qualcuno, da domani.

Resta aggiornato, iscriviti alla nostra newsletter

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Ultimo Video