VOCE
adria
27.01.2026 - 14:00
Mancheranno le armi, ma donne, cavalieri (anche della Repubblica), amori, cortesie e audaci imprese ci sono: questo ed altro è emerso dalla piacevole chiacchierata con Felice Cassetta in Galleria Cordella, in occasione della mostra su Mario Schifano.
Se pensiamo che la vita di un commerciante d’arte sia tutta vernissage, aperitivi asfittici, sussiego e alterigia, siamo parecchio fuoristrada: è qualcosa di più simile a un romanzo d’appendice: picaresco forse, avvincente senz’altro.
Figlio di insegnanti, ex calciatore (sfiora la Grande Inter), laureato in scienze politiche a Trento e diplomato in Accademia a Venezia, pioniere delle televendite ai tempi gloriosi di Tele Veneto e del Telemarket, scopritore di talenti, appassionato collezionista, intimo di diversi artisti, inebria il visitatore di aneddoti: dall’onorevole Andreotti (“timido”, ci dice) al sodale Sgarbi (“ancor più timido, lontano anni luce dal personaggio televisivo”), dal maestro Dalì (conosciuto di persona, così come il figlio) a Picasso , dal visionario Corbelli (che ha lanciato innumerevoli critici) alle quotazioni assurde, gonfiate e irrealistiche, di certi autori, dal timore che nei compaesani possa prima o poi spegnersi l’amore per l’arte e la cultura alla ferrea volontà di organizzare altre mostre e collaborare alla nascita di un “Caffè degli artisti” in città, tutto è movimento.
La rassegna dedicata a Mario Schifano, che terminerà sabato 31, si rivela grande (e sfruttata) occasione per rievocare un amico: tanto amico da dedicargli - e regalargli - l’originale polittico fluorescente “Vedere, ascoltare, pensare, parlare” negandolo nientemeno che a Gianni Versace.
Meritano di essere ammirati, tra gli altri, “La collina della speranza”, la rielaborazione pop art di una celeberrima bibita di Atlanta e due sorprendenti cartine geografiche retouchè.
In vista, altri allestimenti: uno (sicuro) dedicato a Remo Brindisi e l’altro, da definire, riguardante i locali Ugo Boccato e Leonida Zen.
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