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giornata della memoria

Omaggio al sacrificio di chi resistette

Fiori e tricolore per gli oltre 1.200 militari che rifiutarono si combattere a fianco di tedeschi e fascisti

Omaggio al sacrificio di chi resistette

Anei di Rovigo e provincia ricorda gli internati militari (Imi) polesani con fiori e il tricolore. Anche l’associazione Anei (Associazione nazionale ex internati nei lager nazisti) ha partecipato alla celebrazione del Giorno della memoria martedì scorso rendendo omaggio “agli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte durante il secondo conflitto mondiale”.

Furono circa 700.000 i militari italiani che, dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, rifiutarono di arruolarsi nei reparti della Wehrmacht e della Repubblica Sociale Italiana e vennero internati in campi di concentramento e di lavoro forzato disseminati fra la Germania e la Polonia. “Di questi oltre 50.000 morirono nei campi ed altrettanti persero la vita al ritorno in patria per malattie contratte in prigionia. Il loro rifiuto di continuare a combattere dalla parte sbagliata fu un atto di ribellione rimasto misconosciuto per oltre cinquanta anni, e di fatto li ha privati del giusto riconoscimento”.

Patrizia Rava, presidente di Anei Rovigo spiega che “furono oltre 1.200 gli Imi del Polesine con pesanti tributi di vite; “erano bersaglieri, fanti, artiglieri, marinai, alpini. Inoltre Guardie alla frontiera, presenti anche nel 17esimo settore e qui, alcuni, opposero la primissima resistenza alla occupazione tedesca nella battaglia della Caserma Italia a Tarvisio. Altri perirono in naufragi nelle acque greche o in prossimità dopo essere stati imbarcati per il trasferimento coatto in Germania. Tantissimi deportati vennero sottoposti a ogni forma di violenza fisica e psicologica ma resistettero, dando inizio allo spontaneo movimento di ribellione militare di massa definito “L’altra Resistenza”.

E ancora: “Numerosi polesani non sono tornati, sepolti in terra straniera. Oltre un centinaio ad Amburgo, poi, Kiel,Berlino. Decimati da malattie, da lavoro sfiancante ma anche fucilazioni ed impiccagioni”.

Sconvolgenti le prime risultanze dell’imponente lavoro di ricerca della sezione Anei di Rovigo e provincia sulla realtà dell’internamento dei polesani. Strazianti le lettere, i diari e le foto. Il gruppo dei famigliari Anei di Rovigo è impegnato a recuperare materiali e biografie di questi internati polesani per costruire un percorso di memoria”.

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